Mario Biondi live: l’audio

Abbiamo assistito ad una data dell’ultimo tour di Mario Biondi, al Teatro Verdi di Firenze, curiosi di vedere dal vivo questo artista che mai avevamo avuto il piacere di ascoltare prima in concerto.
Dal punto di vista audio poi sapevamo che nelle sapienti mani di Piefrancesco “Hugo” Tempesta c’era la nuova console di SSL, la Live, alla suo debutto assoluto in Italia. Una console che aveva già fatto parecchio parlare di sé fin dalla sua apparizione sul mercato.
Con Hugo abbiamo avuto modo di parlare diffusamente della nuova console, visto che per il resto il set era abbastanza standard, ma soprattutto ci siamo goduti un concerto dal sound equilibrato e molto rispettoso dell’impronta artistica di Biondi.
Menzione particolare per la bellissima timbrica dei registri bassi, potenti, pastosi e molto “vivi”. Merito probabilmente della console SSL, anche a detta del fonico FOH.
La voce di Mario non si discute, dal vivo non perde praticamente nulla e rimane godibile ed emozionante come poche altre nel genere. La band fatta di musicisti veri ha impreziosito l’esibizione che ha fatto registrare un calo in alcuni momenti dove qualche brano è risultato ripetitivo e un po’  monotono nello sviluppo. Interessante anche la gestione “easy” dell’impianto audio che ha svolto senza esitazioni il compito di sonorizzare una location, tanto per cambiare non semplice, come il Teatro Verdi di Firenze.

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Mario Biondi in scena al Verdi di Firenze

La parola ad Hugo prima e Luca Morson al mixer di palco poi…

ZioGiorgio.it: ciao Hugo, una bella novità in regia, visto che è una prima assoluta in Italia. Raccontami tutto.

Pierfrancesco “Hugo” Tempesta: il service Agorà ne ha acquistate due ed io, alla prima occasione, sono andato a testarle per capire di che macchina si trattasse. Il primo step è stato fatto con dei multitraccia, ascoltando il canale singolo, il preamplificatore, la somma e quello che ha subito colpito è stata la qualità sonora, veramente sorprendete. Almeno al primo impatto è il suono che mi ha convinto ed adesso è qui!

ZioGiorgio.it: cosa in particolare? Il pre, la somma, la dinamica?

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La console SSL Live ai comandi di Hugo Tempesta.

Hugo: la somma, senza ombra di dubbio. Fatti i gain e lasciato tutto flat tramite multitraccia usciva un sound già molto buono. Tutto molto a fuoco con un suono molto grosso, profondo, “ciccione”. Un suono che ti ricorda una situazione analogica di alto livello.
La riprova è che durante l’allestimento e nelle prove non ho faticato molto a tirar fuori il suono dai vari strumenti.

ZioGiorgio.it: affidabilità?

Hugo: beh, questo è un aspetto altrettanto importate. Per capire bene una console, valutarne i limiti e accertarsi della stabilità, manco a dirlo, bisogna usarla. In magazzino da Agorà avevo già fatto tutte le prove più critiche al fine di mettere in difficoltà sia l’hardware che il software e anche quando ho cominciato ad usarla dal vivo non ho avuto alcun problema.

ZioGiorgio.it: l’interfaccia?

Hugo: l’ho trovata molto ben realizzata e comprensibile, nulla che non si capisca con una curva di apprendimento di pochi minuti, almeno nelle funzioni basilari. C’è qualche funzione e qualche controllo che viene definito e trattato in maniera un po’ “British”, in maniera meno standard intendo dire, ma nulla che risulti particolarmente ostico.

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Piefrancesco “Hugo” Tempesta al soudchek

ZioGiorgio.it: parlami del trasporto.

Hugo: ha degli stage box posti sul palco che puoi configurare in moltissimi modi con al peculiarità di avere i MADI Concentrator, in pratica una vera e propria matrice MADI. Console e stage box dialogano tramite fibra nel protocollo proprietario Blacklight.

ZioGiorgio.it: avremo tempo ed occasione di riparlare della SSL Live. Passiamo agli aspetti tecnici. Hai meno canali se non sbaglio rispetto all’estiva. Stai attuando un approccio più “easy” per questo tour?

Hugo: qualche cosa abbiamo cercato di sintetizzare in effetti ma non ho molti meno canali, diciamo che a livello di microfonazione e ripresa le rinunce sono pochissime. Quello che non ho usato sono tutti gli outboard esterni e i processori di controllo per il PA che invece gestisco tramite il software remoto dei finali L-Acoustics.

ZioGiorgio.it: nemmeno un preamplificatore a valvole esterno? Fa tanto moda…

Hugo: quello che a me interessa negli ultimi anni è restare il più possibile nel dominio digitale, fare una serie di conversioni AD/DA per poi magari deteriorare il segnale non la vedo una scelta saggia. Non sento il bisogno di nessun pre a maggior ragione con questa console che ha tutto quel che serve, compreso un De-Esser eccezionale. Anche l’impianto è gestito tramite i DSP dei finali col Network Manager, software proprietario. Mi sono organizzato con un PC portatile che è qui con me in regia e con quello posso fare tutte le modifiche e gli aggiustamenti necessari. A me sembra un set-up comunque molto performante ma decisamente più semplice da allestire e da trasportare.

ZioGiorgio.it: ho ascoltato un po’ di soundcheck, nella realtà pensavo fosse tutto molto più “soft”, c’è un bel tiro!

Hugo: sai, anche se l’estrazione dei musicisti è jazz e anche la musica di Mario Biondi si rifà a quel tipo di radici, in più di un’occasione c’è bisogno di un di coinvolgimento più pop, se così possiamo dire. In particolare nei pezzi più famosi, nelle hit, ho necessità di avere una cassa molto presente e un basso profondo. Anche per questo – anticipo la tua domanda sulla microfonazione della cassa – ho un Beta 52 e un Sub Kick per la ripresa così da restituire più “pacca” e cercare di muovere più aria, visto e considerato che lo strumento è una cassa da 18’’ ed accordata jazz…

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Finger on fader – SSL Live.

ZioGiorgio.it: trigger?

Hugo: mai e poi mai. Non rientrano nel ventaglio delle mie opzioni come sono anche poco considerati i transient designer, se non per effetti particolari.

ZioGiorgio.it: la batteria ha gli Over Head posizionati molto larghi. In questo genere di musica la batteria non dovrebbe avere un maggior apporto dagli over? Almeno così si dice…

Hugo: dipende, non in questo caso dove, ti ripeto, non si parla di un trio jazz ma di una vera e propria band. Per me gli over hanno la sola funziona di ripresa dei piatti, voglio che il suono dei fusti provenga dai close mics, con quelli costruisco il mio suono.

ZioGiorgio.it: Luca Morson mi diceva che per la prima volta i musicisti usano gli IEM. Tu senti qualche differenza di “intenzione” nel sound della band rispetto a quando usavano i wedge?

Hugo: in verità no. Complice anche il fatto che il palco è gestito da Luca Morson in maniera impeccabile. Se tu restituisci un monitoraggio corretto in cuffia non ci sono problemi di questo tipo. Per la verità è l’Artista che da sempre usa gli IEM quindi in parte è stato ancora più semplice adeguare la band all’uso del monitoraggio in cuffia. Piano piano, con piccole modifiche siamo arrivati alla situazione di oggi dove non ci sono neppure cabinet ed amplificatori sul palco. Gli unici senza IEM sono i fiati perché per loro sarebbe decisamente difficile suonare solo con le cuffie.

ZioGiorgio.it: parliamo proprio del modo di cantare di Mario Biondi. La voce non si discute di certo ma, dal punto di vista del fonico, presumo che non sempre sia semplice trattare una voce che può spaziare dal sussurrato al forte deciso…

Hugo: questa è una sua prerogativa ed ovviamente devo rispettarla il più possibile. Uso pochissima compressione e cerco di seguire il fader durante lo show. Però devi sapere che nell’uso della dinamica Mario è molto disciplinato più di quanto possa sembrare. Ha una grande tecnica e sa usare molto bene il microfono ed è difficile che anche quando canta con grande intensità mandi un segnale troppo potente, sa gestire la distanza dalla capsula e l’emissione della voce. Quello a cui devo fare molta attenzione invece è l’interazione di Mario col microfono: spesso per esigenze sceniche lo mette sotto il braccio, lo tiene verso puntato in basso, oppure scende in sala per cantare insieme al suo pubblico. Ormai anticipo con una certa precisione le sue mosse e quindi il rischio è calcolato…

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Luca Morson – Fonico di Palco.

ZioGiorgio.it: Luca, mi accennavi a microfoni spenti che è il primo tour che vede praticamente tutti i musicisti in IEM.

Luca Morson: esatto, a parte i fiati che avrebbero molti problemi ad usare le cuffie per motivi abbastanza ovvi. L’artista ha sempre avuto IEM quindi, di fatto, per lui non è cambiato poi molto, anzi….

ZioGiorgio.it: a te cosa è cambiato invece? I musicisti suonano diversamente come intenzione rispetto a prima? (stessa domanda che ho fatto ad Hugo ndr)

Luca Morson: non so cosa ti abbia risposto Hugo (per Hugo nulla è cambiato…ndr) io percepisco delle dinamiche più controllate da parte loro. Sono ancora più disciplinati e soprattutto per basso e batteria – dove i musicisti hanno usato IEM per la prima volta in assoluto – le sfumature di dinamica sono decisamente più quadrate e, dal mio punto di vista, più controllabili.

ZioGiorgio.it: per Mario Biondi che accorgimenti hai nel monitorare la sua voce? Peraltro parti da un semplicissimo Shure Beta 58…

Luca Morson: credo che abbia più problemi Hugo fuori perché Mario tiene in diverse occasioni il microfono molto distanziato ma per me nessun problema. Anzi, è uno di quegli artisti che non devo seguire ogni istante col dito sul fader, si gestisce molto bene da solo. Non mi chiede quasi mai nulla della sua voce ed in cuffia ha un mix molto lineare e “musicale”. Avevamo provato un KMS9 della Shure ma senza peraltro migliorare un risultato che è già buono proprio perché probabilmente la voce di Mario ha già naturalmente una timbrica molto calda, anche e soprattutto sui registri bassi.
Ho molti rientri nel microfono della voce, quello sì, ma non danno fastidio. L’unica accortezza è quella di fare sempre il soundcheck col microfono acceso e sull’asta anche se l’Artista non è ancora salito sul palco.

ZioGiorgio.it: hai tutti i canali sul banco? Anche il SubKick?

Luca Morson: certo, il segnale del SubKick mi aiuta a ricreare il suono della cassa nei due sub a disposizione del batterista e del bassista che, peraltro, non ha neppure un cabinet del basso dedicato.

ZioGiorgio.it: Luca, hai dato un occhio alla SSL Live in regia? Può essere idonea anche per il palco?

Luca Morson: “Ni”. Sul palco – almeno io ma anche molti miei colleghi – lavoro con moltissime snap shots, in alcuni casi anche più di una per ogni song, e questo perché ci sono moltissimi adeguamenti di livelli, effetti o equalizzazioni. Questa console, per quanto la conosco, non mi sembra che faccia della flessibilità e della potenza della gestione delle scene la sua arma migliore. A mio modo di vedere ci sono macchine molto più performanti da questo punto di vista.
Chissà se con le successive release del software qualche cosa non migliori anche in quella direzione. Se si parla di sonorità ed affidabilità, per contro, nulla da dire, suona molto bene ed è molto affidabile!

ZioGiorgio.it: come prelevi i segnali dal palco? Non usi il cestello della SSL?

Luca Morson: no, sdoppiamo semplicemente in passivo ed ognuno si prende i segnali. Anche perché nel precedente tour avevamo due Digidesign e questo era il sistema adottato anche in quel caso.

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Luca indossa gli IEM i un momento del Soundcheck.

ZioGiorgio.it: novità invece nel settore wireless…

Luca Morson: esatto. Ho i PSM1000 della Shure che trovo ottimi. Finalmente anche la Shure, secondo il mio parere, ha fatto un sistema veramente competitivo rispetto ai blasonati concorrenti.

ZioGiorgio.it: cosa ti piace? Qualcuno parlava di Headroom.

Luca Morson: anche; hanno una bella dinamica, non so come dire… non sembrano IEM, suonano molto “vivi”. Bisogna solo avere l’accortezza di regolare bene i vari ingressi rispetto alla consolle che stai utilizzando.

Aldo “Hucchio” Chiappini
ZioGiorgio Staff

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