Albizzate Valley Festival 2016!

Lo abbiamo ripetuto più volte, esistono i grandi tour e le mega produzioni da stadio e poi esiste il mondo “reale”, quello della stragrande maggioranza di rent e service che lavorano su produzioni e festival più piccoli, ma non per questo meno interessanti o, soprattutto, meno professionali.

Albizzate è un paese di appena 5000 abitanti nel varesotto, dove un gruppo di amici, ormai quattordici anni fa, si sono organizzati per metter su un palco e suonare davanti ad un pubblico. Oggi le cose sono cambiate non poco ed il festival è in continua crescita, avendo fatto registrare lo scorso anno ben quindicimila presenza nell’arco di quattro giorni. Siamo andati nella data in cui gli ospiti principali erano niente meno che i Subsonica.

ZioGiorgio.it: visto che il tuo collega del palco è decisamente indaffarato con i vari soundcheck al momento, puoi descriverci tu il monitoraggio di palco?

Luca Possenti: fondamentalmente stiamo utilizzando delle RCF TT25-SMA, un monitor con 15’’ coassiali ed apertura sia verticale che orizzontale di 60°. Nel caso dei frontali, per avere una spinta poderosa ed una copertura ancora più ampia ne prevediamo due accoppiate per lato, mentre per le altre posizioni si cambia spesso in base al setup richiesto dall’artista.

ZioGiorgio.it: in quanto a pressione vedo che avete previsto anche dei bei side-fill!

Luca Possenti: sempre per prevenire ogni esigenza, anche le più “rock”, abbiamo previsto uno stack formato da RCF TTL-36 a radiazione per parte più tre top di TTL-31 A che per un palco di queste dimensioni sono più che sufficienti. L’apertura dei top a 100° ci aiuta a dare un buon ascolto e un bel fuoco sia sul frontale sia sulle postazioni leggermente arretrate.
Come poi vedere poi oggi c’è parte del montaggio che si sono portati i Subsonica con un numero consistente di monitor Martin Audio che li accompagno da tempo nelle loro esibizioni.

ZioGiorgio.it: scendendo dal palco e passando al PA la prima domanda non può che essere sui sub e sulla gestione della basse frequenze che, un po’ complice il sound esplosivo dei Subsonica, è potentissimo.

Luca Possenti: abbiamo utilizzato ben 12 sub doppi 21’’ della RCF in configurazione end-fire, quindi disposti sulle lone, cercando ci andare a cancellare le frequenze che risultavano più fastidiose, quelle intorno ai 55 Hz .

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ZioGiorgio.it: ti interrompo per chiederti una cosa che magari non tutti sanno. Come hai ottenuto questa cancellazione?

Luca Possenti: in questo caso abbiamo posizionato i due cluster di Sub ad una distanza fisica di 1/4 della lunghezza d’onda della frequenza scelta (quindi circa 6 mt / 4 = 1,5 mt) per poi riallineare tramite processore ditale le due sorgenti prendendo come riferimento i frontali. Il risultato è che nella parte anteriore ottieni un bel basso corposo e a fuoco, mentre nella parte posteriore – che poi è la parte verso il palco – ottieni un effetto di cancellazione visto che il cluster viene a trovarsi esattamente a metà della lunghezza d’onda che teoricamente produce una cancellazione di fase completa. In questo modo i musicisti e i microfoni non vengono disturbati da eccessive frequenze basse rientranti dai sub. Inoltre tramite streering, aumentando gradualmente il delay verso l’esterno, abbiamo creato un arco di sub, così da arrivare con le basse anche esternamente.

ZioGiorgio.it: passiamo ai Top, sempre RCF.

Luca Possenti: abbiamo otto moduli per parte di TTL-55, un diffusore che monta un doppio 12’’ che scende sufficientemente, per questo ho deciso di tagliare i sub a 60 Hz. Inoltre, a seconda della serata, prevediamo un uso più o meno cospicuo di front-fill. Direi che in generale il sistema garantisce un’ottima copertura ed un volume importante. Stasera in particolare ci sarà molta gente e, anche in virtù del genere suonato dai Subsonica, prevedo che ci sarà una bella pacca!

ZioGiorgio.it: ciao Valeria, tu presiedi invece la regia FoH come fonico Resident, a te la parola…

valeriaValeria Barbini: del PA credo ti abbia già parlato Luca Possenti, ma dal mio punto di vista posso dirti che abbiamo cercato una configurazione che accontentasse un po’ tutti i generi musicali che si susseguono durante il festival, molto eterogeneo. Come avrai sentito prima durante il test del PA i top sono stati puntati in modo da arrivare a 60 metri, ma nella realtà potevamo andare anche più lontano. In questo modo ci siamo potuti permettere di non spingere troppo sulle medio-alte, sulla tromba, e di ricercare una timbrica molto “smooth” e bilanciata.

ZioGiorgio.it: parlaci invece dei due mixer Soundcraft e della dotazione microfonica.

Valeria Barbini: abbiamo un Soundcraft Vi6 che condivide via MADI lo stage box da 64 canali con il Vi7000, sempre Soundcraft che è in regia.
Il Vi7000 è il nuovo banco, il top di gamma, e a mio modo di vedere Soundcraft con questo banco ha fatto un salto di qualità notevole. A partire dal suono veramente convincente fino alla potenza di calcolo molto superiore rispetto ai predecessori. Sul palco abbiamo invece il Vi6 che svolge egregiamente il suo lavoro.
Sulla microfonazione veramente c’è poco da dire, noi come service – il rent è Airone – mettiamo a disposizione un set di microfoni veramente standard, nulla di particolare. Sono le produzione talvolta a portarsi alcune alternative particolari e preferite.

ZioGiorgio.it: a questo punto la novità più ghiotta è questo nuovo Soundcraft, parlaci di più di questa console? In che cosa credi sia migliorato in particolare?

Valeria Barbini: come prima cosa certamente la potenza di calcolo. Inoltre hanno prestato molto attenzione a non stravolgere il modus operandi del banco stesso, nel senso che se tu hai operato in passato su un Vi1 o Vi4 e ti trovi ora davanti a questo nuovo Vi7000, sei già in grado di operare senza problemi. Come seconda cosa direi il suono, in questo caso – avendolo avuto sotto le dita per qualche giorno – ho effettivamente percepito delle differenze, in meglio.

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ZioGiorgio.it: hai avuto qualche problema, intoppo, richieste particolari con le produzione che si sono susseguite?

Valeria Barbini: assolutamente no. Come ti dicevo le regie sono qualitativamente al top (considerando che alcuni artisti poi hanno mezza produzione al seguito e portano i loro banchi preferiti) e per quanto riguarda l’acustica potrei dirti che qui siamo nel paradiso del fonico. Un bellissimo campo verde open air, con nulla intorno. Quindi nessun problema di riflessioni, risonanze, nessun particolare vincolo di volume, sistema ben tarato. Che dire? A parte questo, diventa tutto gusto personale e piccoli aggiustamenti.

Passiamo ora il nostro ‘microfono’ a Stefano Gioia, light designer resident dell’Albizzate Valley Festival già da qualche anno.

ZioGiorgio.it: Stefano, sei il Resident e gestisci il materiale di Airone, puoi cominciare a spiegarci la scelta del materiale e l’impostazione del plot luci?

Stefano Goia: comincio col dirti che questo è il quarto anno che seguo questo festival e, negli anni, col crescere della manifestazione anche il plot luci è diventato sempre più ricco ed importante.
Detto questo, come schema di base prevediamo una americana front, una mid e una back, in aggiunta a questo io prevedo sempre dei totem a terra così da avere un po’ di special utili per varie situazioni.

ZioGiorgio.it: nelle tre serate ci sono generi molto diversi, come affronti gli show?

stefano gioiaStefano Goia: non contando le produzioni che hanno  i loro tecnici al seguito, come ti dicevo, il resto delle band toccano tutte a me. Circa un mese prima ho le schede tecniche dei vari gruppi che rigiro poi al service. In base alla disponibilità del service (Airone in questo caso) richiedo la fornitura di materiale che mi servirà per svolgere il lavoro e poi, come ti ripeto, cerco di impostare un disegno luci il più possibile versatile. Ogni anno cerco di “spingere” sempre un poco in più sulla dotazione luci, perché è un festival in crescita e merita un disegno che va oltre la fornitura base.

ZioGiorgio.it: cosa hai cambiato per esempio oggi nel disegno luci?

Stefano Goia: in questo caso ho ricreato una cornice sul led wall centrale con 4 Clay Paky Sharpy messi su tralicci, mentre sui Totem le SGM P5 Wash mi servono per fare un po’ di colore sul pubblico. In generale a me piace, sera dopo sera, fare piccoli aggiustamenti o spostamenti del materiale, anche piccole cose che però fanno percepire che ci sia una cosa pensata, non amo “buttare” su il materiale il primo giorno per poi lasciar tutto com’è, senza troppi sforzi. Anche se spesso il pubblico non ne è del tutto cosciente, le luci anche in festival come questi possono fare una grande differenza.

ZioGiorgio.it: spiegati meglio?

Stefano Goia: nel senso che, da quel che vedo in giro, non sempre ma spesso un festival viene considerato un lavoro standard ed il plot luci valido per tutti gli artisti che si avvicendano sul palco. Questa è un po’ la tendenza. Credo che anche con poco materiale si possa fare uno sforzo per produrre un’idea differente tutte le sere.

ZioGiorgio.it: parlami della console, quest’anno mi dicevi, c’è una novità in regia.

Stefano Goia: io ho sempre usato Avolites, visto che sono anche programmatore per queste console. Quest’anno Airone non aveva a disposizione questa console e quindi abbiamo deciso di usare GrandMa2 e devo dire non ho avuto nessun problema.

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Alberto Battaglia è il presidente dell’associazione MEGA (Movimento Espressivo Giovani Albizzatesi) che organizza da 14 anni il Valley Festival.

ZioGiorgio.it: Alberto, mi raccontavi che l’Associazione è nata da un gruppo di amici che ha iniziato per divertimento. Poi il festival è cresciuto molto, questa sera avete una band come i Subsonica. Raccontaci un po’ tutta la vicenda.

Alberto Battaglia: Già, siamo nati un po’ per il gusto di suonare, si mettevano insieme un po’ di soldi per mettere su un palchetto e suonare. Le prime edizioni erano nell’area dove adesso c’è il parcheggio. Per qualche anno ci siamo trasferiti nella sede dell’attuale Comune per poi, da sette-otto anni siamo tornati qui al campo sportivo ma con un palco e un lineup artistico di ben altro spessore. Molti dei soci fondatori sono rimasti, anche se necessariamente la famiglia si è un po’ allargata nel tempo.

ZioGiorgio.it: puoi dare qualche numero in merito a questa festa?

Alberto Battaglia: la media degli ultimi anni del Festival, sulle quattro serate, è di circa 15.000 spettatori, che su un numero di abitanti di circa 5000 mila di un paesino come Albizzate restituisce dei bei numeri.

ZioGiorgio.it: parliamo di quelli che sono i problemi o le specificità della produzione.

Alberto Battaglia: ci tengo a dire che noi siamo, ad oggi, uno dei festival indipendenti più importanti del Nord Italia. Infatti, a parte qualche azienda del territorio che ci da una mano, non abbiamo nessuno sponsor finanziatore. Collaboriamo molto col Comune, molto attento, e con diverse associazioni locali che danno un contributo sensibile: Protezione Civile, Croce Rossa Gallarate, Comitato Genitori, Associazioni Sportive.
Credo che la nostra festa si basi anche e soprattutto su questo, cercando di crescere ma mantenere lo spirito territoriale.

ZioGiorgio.it: a livello di budget quali sono le voci più importanti?

Alberto Battaglia: sicuramente il noleggio delle attrezzature, necessario per garantire gli standard elevati che si siamo prefissati, quindi un buon importo se ne va per ingaggiare personale di sicurezza veramente professionale, ad oggi un aspetto evidentemente importante. L’obiettivo comunque è di crescere senza fare il passo più lungo della gamba, anche perché se i numeri continueranno a crescere i costi inevitabilmente lieviteranno.

ZioGiorgio.it: ma parliamoci chiaro, come è da nostra abitudine. Un festival come il vostro fa degli utili?

Alberto Battaglia: mentirei se dicessi il contrario, visto che per fortuna l’afflusso è alto. Però devi sapere che noi, proprio per statuto dell’associazione, devolviamo gran parte di questi utili alle associazioni locali per promuovere e far crescere le attività del territorio. Quello che rimane viene messo a budget da ripartire per l’organizzazione del festival dell’anno seguente.

 

Luca Rossi
ZioGorgio Staff

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