L’ultimo concerto di Elio e Le Storie Tese…

E già, questa volta pare che quei “giocherelloni” di Elio e Le Storie Tese facciano sul serio. Negli ultimi tempi avevano preannunciato un paio di volte la fine presunta della loro attività in tour, salvo poi riapparire sporadicamente in qualche esibizione live. Ma quella di Barolo dello scorso giungo è stata, stando alle dichiarazioni ufficiali (e a qualche voce di corridoio ndr), l’ultima esibizione concertistica della band milanese che chiude alla grande una quasi quarantennale carriera. Il gruppo ufficialmente si forma a Milano nel 1980 e, fatto salvo per i primi anni in cui si susseguono diversi batteristi, dal 1991 circa ad oggi la line up non subisce grandi cambiamenti: Elio alla voce e Flauto Traverso, Faso al basso, Cristian Meyer alla batteria, Cesareo alle chitarre, Rocco Tanica alle tastiere, ai quali si aggiungono lungo la strada Paola Folli ai cori, Jantoman e Camelo alle tastiere. Purtroppo il percorso è fatto anche di perdite come quella mai dimenticata del polistrumentista Feiez al quale verrà dedicata ad ogni concerto un saluto e l’ovazione al grido di “forza panino”…
In questo scenario non si può certo non ricordare “la vera star”, come spesso ha affermato Elio, della band, ossia Mangoni, architetto di professione ma che tutti noi vogliamo ricordare in tutina attillata nel ruolo di “Supergiovane”, un vero mito per noi GGgiovani.
Ma perché questo gruppo è tanto amato ed in special modo dai musicisti? Perché questi Signori sono tutti musicisti veri, capaci, professionali, nonostante il loro sia un approccio scanzonato, irriverente, spesso al limite del “politically correct”. Vederli dal vivo è sempre eccezionale! Anche se negli ultimi anni i brani non erano forse più all’altezza dei successi passati, la performance dal vivo rimane sempre unica, originale, imprevedibile e tecnicamente ineccepibile.

Da che il sottoscritto ricordi peraltro – ed ho visto Elio dal vivo innumerevoli volte – non c’è mai stata una volta in cui l’audio dello show non fosse pazzesco, naturale, potente, definito e coinvolgente. E negli ultimi vent’anni a “schiacciare i bottoni del mixer” come direbbero loro c’è stato un signore, non certo annoverabili tra le giovani leve, ma che può vantare un’esperienza incredibile, con le idee molto chiare e con le orecchie che funzionano benone! Per comprendere meglio gli aspetti tecnici di questo ultimo concerto di Barolo – che come vedremo è stato abbastanza concitato – siamo proprio partiti da Rodolfo “Foffo” Bianchi. L’intervista che segue è uscita abbastanza lunga, ma non volevamo tagliare nemmeno una virgola di quello che Foffo, sempre molto disponibile, ci ha raccontato soprattutto perché Foffo, da buon toscano, parla senza troppi giri di parole, di alcune tematiche a noi molto care…

ZioGiorgio.it: Foffo, in questo ultimo – ahimè – concerto degli Eli eri come ormai da anni in regia FoH. Nella diretta radio ho ascoltato dei suoni splendidi, naturalissimi unitamente ad un mix potente e vibrante. Come hai ottenuto questo risultato così “naturale” in un periodo dove molte produzioni e molti live sembrano essere “iperlavorati”?

Foffo Bianchi: molte volte, ascoltando soprattutto in TV le dirette o le post-produzioni di concerti di artisti “nostrani” più o meno celebrati, sono rimasto negativamente sorpreso della qualità audio di ciò che andava in onda. Ho deciso così di andare ad indagare quali fossero, secondo una mia soggettiva valutazione, le possibili cause del non ortodosso risultato.
Orbene ho dedotto in primis che la maggior parte dei miei colleghi preposti alla ripresa audio di eventi musicali non gestisce in maniera adeguata il balance fra la base mixata ed il livello della voce producendo di conseguenza uno scollamento fra il “cantato” ed il “suonato”, quasi sempre a vantaggio del primo ed a svantaggio di tutto ciò che armonicamente e ritmicamente è parte integrante nell’arrangiamento di un qualsiasi brano musicale.
In questo caso l’effetto prodotto, soprattutto se ascoltato da un apparecchio televisivo che normalmente riproduce una banda passante ridotta, fa risultare invalidante anche un buon andamento della performance artistica. Un altro effetto indesiderato che, secondo me, è comune tanto nella sonorizzazione dei concerti quanto nella messa in onda delle nostre produzioni musicali televisive, è costituito dalla sconsiderata scelta, da parte degli operatori, di settare il livello della batteria (cassa e rullante in particolare) a dei valori troppo alti che, per effetto dei transienti, vanno ad occupare da soli in uscita oltre tre quarti del livello disponibile del mix finale rendendo così necessario l’utilizzo violento dei compressori per ridurre la gamma dinamica e concedere quindi un pò più di spazio agli altri strumenti, voci incluse, compresi nel missaggio.
Ma siccome il più delle volte lo spazio ottenuto risulta insufficiente, specie per la gestione di sonorità aggressive (rock, funky, R&B ecc.), bisogna ragionevolmente abbassare il livello generale del master mix (L+R) riaffidandone il recupero in dB ad un diabolico limiter digitale (disponibile tanto in versione hardware quanto in versione plug in) che questa volta ri-comprime non solo i transienti ma tutto il pacchetto sonoro. Va detto ad onore del vero che questo escamotage di “impacchettare” la sonorità di un qualsiasi brano musicale secondo un discutibile trend che da qualche anno caratterizza la discografia, è diventato una regola anche nel mondo del broadcasting.
Il risultato di tutto questo processing, per un operatore che non abbia le “orecchie foderate di prosciutto” è inevitabilmente la perdita dei valori dinamici insiti in una qualsiasi esecuzione musicale, nonché la riduzione dello spessore e del calore sonoro originario. Ed adesso viene….il peggio.
Già in tempi non sospetti, nell’arco della mia lunga carriera, operando come mixing engineer alla ripresa audio di molteplici eventi musicali (Dalla, Dalla/Morandi, Pino Daniele, Ron, Ligabue, EELST, Sanremo Festival, Dandini in “Parla con me” etc.) ho avuto modo di confrontare il mio operato con le problematiche della messa in onda.
La prima e più importante delle quali consiste nel contenere un segnale di uscita dal mixer ad un livello congruo rispetto allo 0vu (leggasi come unità di misura Volt…), il cui superamento implicherebbe una inevitabile azione da parte di un limitatore – spesso Orban o chi per esso – che gestisce i segnali audio inviati ai ripetitori. Tale azione se evita in maniera risolutiva ogni possibile distorsione o clipping del segnale ad una soglia prestabilita comprimendone violentemente il superamento, produce per conseguenza un effetto indesiderato, lo “schiacciamento” delle parti sonore più energiche come la batteria e le voci, inficiando in tal modo sia l’andamento dinamico che lo spessore sonoro originario. Pertanto, nel mondo del broadcasting radiotelevisivo, il primo responsabile del buono o del cattivo andamento della messa in onda è sempre chi è deputato in primis alla ripresa ed al missaggio dell’evento musicale, il fonico.
Una volta scelti e posizionati correttamente i microfoni rimane inteso che è la sensibilità dell’ingegnere del suono a determinare il colore ed il balance di tutte le sorgenti sonore: per “colore” intendo tutto ciò determina la timbrica di ogni sorgente (ripresa microfonica ed eventuale equalizzazione della stessa), per balance intendo la risultante giustapposizione in volume e posizionamento panoramico del livello di ciascun canale cui è assegnata ogni sorgente (strumenti e/o voci).
Non meno importante è, all’interno del missaggio, la determinazione dei piani sonori: in parole povere l’utilizzo dell’effetto riverbero, che determina per ogni strumento la sensazione della profondità a seconda di una dimensione pre-assegnata, quello che nella pittura si chiama prospettiva. Fare un buon mix, dal vivo o in studio significa tutto questo! Ovviamente “tutto questo” è emanazione del bagaglio culturale di chi opera, è frutto esclusivo della sua creatività che ne determina il marchio di fabbrica, la sua filosofia del suono. Voglio concludere invitando i miei colleghi, specie quelli di recente generazione, a diffidare delle mode attuali, mutuate da una sconsiderata discografia e da un dissennato mondo radio televisivo, che istigano al “livello ad ogni costo” e confidare piuttosto sulla qualità performante di chi suona e canta. D’altra parte sono stato abituato, per mia grande fortuna, ad avere il meglio che il terreno di casa nostra potesse generosamente produrre, riguardo alla musica ed al suono: oltre venti anni con EELST!

ZioGiorgio.it: come si gestiscono, anche a livello di attenzione e stress, quasi quattro ore di concerto? Peraltro con una band che suona quasi tutto dal vivo…

Foffo Bianchi: in un concerto della durata di 3:40 h – come quello di Barolo – interamente ripreso dalla TV (RTL) e soprattutto diffuso in diretta, il grado di concentrazione e la soglia di attenzione devono essere costanti in ogni settore dell’evento. Cominciando proprio dai componenti del gruppo EELST, dai tecnici che operano sul palco (3 back liner +fonico di palco), al PA engineer, al FOH engineer, al light designer etc. Senza contare che tutto ciò si assomma ad un estenuante sound check pomeridiano sotto un sole cocente (dalle 14 alle 19!) per provare ed assimilare gli interventi di tutti gli artisti invitati ed inclusi nella scaletta del concerto. A posteriori non ho dubbi ad affermare che sarebbe comunque stato impossibile ottenere in termini di qualità il risultato che ci è stato unanimemente tributato, se tutte le maestranze di cui sopra non avessero apportato al concerto una caratura professionale acquisita negli anni con sinergica collaborazione: ha vinto insomma il “gioco di squadra” unito alla bravura dei singoli.
Mi piace innanzitutto celebrare, se ancora ce ne fosse bisogno, la non comune qualità performante della band, formata da musicisti “insoliti” per precisione ritmica, apporto sonoro, personalità e cultura musicale (Meyer, Faso, Civas, Jantomen, Cosma, Maggi), da un front man dotato di una voce così distinta che ovunque la metti la fa sempre da protagonista (Elio), da una cantante timbricamente e tecnicamente dotata che si espone con leggiadria vocale in parti solistiche, duetti e cori (Paola Folli). Se poi, alla conclamata abilità strumentistica aggiungiamo una consolidata tenuta performante dei su citati, ecco che il gioco è fatto.
In qualsiasi situazione logistica in cui i Nostri siano tenuti ad esibirsi il rendimento qualitativo della performance è sempre assicurato, a tutto beneficio di chi – come me – è deputato a garantire sempre e comunque una ripresa audio accettabile, che sia a servizio del pubblico che paga o del mezzo televisivo che la manda in onda.
Nel caso in esame – il concerto di Barolo – l’allestimento scenico e tecnico, affidato ad Agorà, era adeguato ad avvenimenti di primaria importanza e tale pertanto da porre EELST in una situazione ottimale per produrre una esibizione rimarchevole. Conseguentemente questo “scenario” ha agevolato la bontà del mio lavoro.
Ho da sempre ritenuto che la qualità del suono riprodotto sia direttamente proporzionale alla qualità della sorgente che lo genera; il saperlo poi veicolare ed amministrare rientra, a certi livelli professionali, nella logica. Riguardo poi alla gestione del missaggio audio di tutto il concerto in oggetto è opportuno che faccia una premessa.
Tutti i brani facenti parte della scaletta vivono di una vita propria, nel senso che ognuno di questi ha un vestito sonoro differente dall’altro per effetto di arrangiamenti mirati e studiati per essere riprodotti dal vivo senza ricorrere alla deprecata moda delle “parti campionate”. Ora, se questo è un valore aggiunto alla grandezza musicale di EELST, implica a monte la necessità da parte mia di operare per ogni brano un’adeguata giustapposizione sonora che nel balance dinamico e timbrico ricalchi l’arrangiamento originario. Questo spiega da sé la mia costante concentrazione nella fase operativa del controllo e/o ritocco di livelli, equalizzazioni, processioni dinamiche e riverberi, e tutto questo ti si ripropone in maniera ineluttabile per il brano successivo, per più di trenta brani e per un totale di tre ore e quaranta minuti del concerto più lungo della mia carriera! Al mio certosino operato va aggiunto l’apporto prezioso del mio assistente, Claudio Scavazza, colui al quale affido da anni la gestione tecnica degli apparati che uso (mixer Midas pro6) nonché la taratura del PA, insostituibile per me, avendolo “allevato” negli anni alla mia cultura del suono.  Senza dimenticare infine il lavoro di “pulizia on the stage” operato in maniera certosina da Gianluca Cavallini che da anni – in qualità di monitor engineer (fonico di palco) – segue passo passo le peripezie performanti degli Eli con la maestria, la preparazione ed il talento che lo contraddistinguono.

ZioGiorgio.it: la band di ELST ha sempre riposto molta fiducia nel tuo lavoro. Come fa un fonico ad ottenere questo status con gli artisti?

Foffo Bianchi: un ventennio ed oltre di ininterrotta collaborazione la dice lunga sul mio rapporto professionale ed umano con gli Eli. La longevità del rapporto spiegherebbe già di per sé il rispetto professionale e la stima reciproca che hanno poi generato e cementato un vincolo di amicizia al di là delle relazioni di lavoro.
Da parte mia ho da subito capito che lavorare con un gruppo come EELST avrebbe richiesto un approccio particolare, diverso dalla comune gestione di un gruppo o di un artista rock/pop, data la poliedrica attitudine del gruppo a creare progetti musicali sempre innovativi ed originali. Insomma ho avuto presto la sensazione che la loro musica dovesse essere gestita, a livello di espressione sonora, in maniera meno convenzionale e quindi più creativa rispetto allo stile monocorde della musica pop. Questa mia intuizione devo dire è stata da subito assecondata dal gruppo che ha condiviso le mie idee o il mio modo di approcciarmi al loro sound fino a farlo diventare nel tempo un marchio di fabbrica da tutti invidiato.
Tour dopo tour, unitamente a molteplici esperienze a ridosso delle loro produzioni discografiche, si è creato un collante quasi necessario fra il mio operato e la loro attività di musicisti: la loro eccelsa bravura ha sempre punzecchiato la mia fantasia e siccome mi ritengo un creativo mi sono sempre adoperato, nei confronti del loro talento, ad ottenere il meglio per rendere giustizia alle loro virtuose performance.
Per ottenere questo risultato ho riascoltato fino alla nausea le registrazioni di innumerevoli concerti per valutarne pregi e difetti, ho fatto prove su prove alla ricerca del “perfettibile”, cercando di apportare sempre qualcosa di diverso alla realizzazione sonora dei loro eventi musicali, certo che il sound di EELST al di là di essere gestito debba essere necessariamente “prodotto”. Di riflesso ho sempre ricevuto dagli Eli incondizionati attestati di soddisfazione e stima di cui mi ritengo ripagato oltre misura ben consapevole di averle guadagnate “sul campo”. insomma, esperienza, dedizione e passione alla mia professione nonchè una certa dose di  personalità, questi gli ingredienti che hanno reso attuabile fra me e gli  Eli una lunga e felice convivenza.

ZioGiorgio.it: Foffo, so che non ami i “tecnicismi”, ma una domanda un po’ più tecnica per i curiosi la devo fare. Da quel che so usi multi-microfonazioni sugli strumenti, ma non per questo tutti i microfoni lavorano sempre insieme. Come adoperi perciò i diversi mics che hai a disposizione per creare il suono che a te piace?

Foffo Bianchi: utilizzo solitamente sia dal vivo che in studio 3 microfoni su rullante: uno dinamico sotto la cordiera, più un condensatore (in genere AKG 414) più un altro dinamico sulla parte top della pelle. Il loro posizionamento deve essere accurato per garantire la miglior correlazione di fase fra i medesimi.
Uso il condensatore per ottenere, attraverso la maggiore sensibilità della capsula, uno sfruttamento ottimale della sonorità del rullante in tutta la sua gamma timbrica, partendo dal presupposto che il microfono dinamico dà una risposta più potente sulle medie frequenze. Il bilanciamento fra top e bottom in fase di missaggio originerà quell’amalgama sonora che io mi sono prefisso di riprodurre in ascolto o in codifica a seconda di ben precise esigenze musicali, quelle stesse che per altro impongono spesso differenti tecniche di ripresa e/o scelte dei microfoni.
Lo stesso avviene sulla cassa della batteria, dove un dinamico posto all’interno interagisce con il sub-kick posizionato di fronte al foro operato sulla parte inferiore della pelle frontale; il primo serve per la captazione ravvicinata del suono prodotto dal pedale sulla pelle posteriore accentuando l’attacco di ogni colpo, mentre il secondo provvede alla ricezione e riproduzione delle frequenze in gamma bassa (da 40 a 80 Hz). Una volta che mi sono assicurato una congrua correlazione di fase, provvedo, in fase di missaggio, a scegliere un’adeguata proporzione di livello fra i due elementi per soddisfare attraverso la grossezza e la definizione del suono, la scelta timbrica definitiva della cassa.
Un’altra coppia di microfoni destinati a lavorare insieme è costituita dai condensatori preposti e predisposti alla ripresa panoramica della batteria, i cosiddetti over-head, importanti non tanto per il dettaglio sonoro dei piatti quanto per rendere più individuabile nella configurazione stereofonica la posizione dei tom e del timpano (soprattutto in studio).

Per la microfonatura della chitarra elettrica mi piace utilizzare un microfono ribbon (a nastro) posto in coincidenza con un microfono dinamico posizionati su uno stesso cono del cabinet. Posto che il ribbon (nastro) addolcisce di default una risposta acida (in gamma 3,5 – 5 khz) originata dalla distorsione ed il dinamico tende a restituire la “cattiveria” del suono distorto, sarà sempre una mia decisione in fase di missaggio a stabilire il dosaggio (balance) del livello dei due microfoni.

ZioGiorgio.it: pare realmente che questo degli Elii sia stato l’ultimo concerto. Cosa farà adesso Foffo Bianchi?

Foffo Bianchi: onestamente, dopo la mia longeva collaborazione con un gruppo come EELST, non mi vedrei realizzato “da altre parti”, soprattutto nell’attuale panorama dello show business italiano dove ormai le produzioni antepongono l’immagine al suono, convinte da uno sventurato trend che la maggior parte dei fruitori di concerti (specialmente di artisti pop) sia più interessata a vedere che non ad ascoltare…
Come se paradossalmente lo show – musicale per definizione – fosse essenzialmente uno spettacolo cromatico di giochi di luce, di scenografie hollywoodiane campeggianti su palchi smisurati, di standardizzate regie video, prima che la realizzazione e riproduzione sonora di un qualsiasi progetto musicale.
Quasi cinquanta anni di decorosa carriera fra note, strumenti, partiture, case discografiche, studi di registrazione, balere, teatri, sale da concerto, palasport, stadi, dove – seppur con mansioni diverse – ho sempre entusiasticamente convissuto con la musica ed il suono. E adesso? Mi piacerebbe comunicare e condividere le mie molteplici esperienze professionali, per la soddisfazione di istillare in chi ne sia interessato schegge del mio sapere modesto, ma ancora appassionato per il bel suono e per la bella musica. (amici, letta l’ultima frase di Foffo? Bene, a buon internditor… Voi continuate a seguirci…)

Di alcuni dettagli più tecnici abbiamo poi parlato con Claudio Scavazza, da sempre braccio destro di Foffo e “uomo dell’impianto” per il tour.

ZioGiorgio.it: Claudio, raccontaci qualche cosa di questa ultima data dal tuo punto di vista…

Claudio Scavazza: l’ultimo tour, ed in particolare l’ultima data, ha previsto una serie di situazione differenti rispetto al passato. Questa di Barolo poi lo è stata per ovvi motivi, ed a livello tecnico abbiamo dovuto fronteggiare una situazione anomala, dove circa tre giorni prima dell’evento abbiamo scoperto che ci sarebbero stati almeno 8 ospiti e un numero di canali imprecisati in più. Non essendo possibile, per diverse ragione, prendere due banchi più capienti, solo per questa data abbiamo deciso insieme a Foffo e Gianluca (Cavallini, finnico monitor) di affiancare ai due banchi che di solito usiamo altri due Yamaha CL5. In regia avevo un processore Lake in avanzo e che ho usato per prendere quindi i segnali sia dal Midas sia dallo Yamaha e convogliare tutto in un unico segnale di uscita AES/EBU. Questo segnale andava poi ad una matrice Sony che da sempre tengo in regia e che uso per mandare il segnale a chiunque ne abbia bisogno: radio, tv e chiunque chieda un feed anche all’ultimo momento, e non è cosa rara…
Un ulteriore AES/EBU proveniente dal Lake viene poi mandato ad un registratore Denon che serve per la registrazione L+R di servizio che facciamo ogni data e che serve alla band come riferimento.

ZioGiorgio.it: cosa avete consegnato alla messa in onda broadcast?

Claudio Scavazza: abbiamo consegnato un mix L+R del musicale (la band strumentale insomma), un mono con tutte le voci degli Elii, un mono con gli efx ed un altro mono con tutti gli ospiti. Poi loro di RTL hanno fatto degli steam e fatto i vari processanti. In aggiunta a tutto ciò ho consegnato anche un “totalone” di back up che però, ovviamente, mi sono assicurato che non venisse mxato a tutto il resto per non creare effetti di combine indesiderati…

ZioGiorgio.it: e poi cosa è successo?

Claudio Scavazza: e poi è successo che RTL ha avuto un problema sulla gestione degli steam… Comunque, per farla corta, dal secondo brano in poi quello che senti anche nella registrazione YouTube è il segnale L+R di scorta e che è di fatto il mix di Foffo. Peraltro devo dire che è un mix molto più armonioso e che preferisco decisamente.

Chiudiamo questo interessante reportage con un già nostalgico Gianluca Cavallini, fonico di palco degli EELST, che ci racconta la sua esperienza ormai ben consolidata.

ZioGiorgio.it: Luca, quindi questa è stata l’ultima data con gli Elii. Com’è stato lavorare per questa band che è senza ombra di budino formata da musicisti eccelsi?

Gianluca Cavallini: molto bello, già ne sento la mancanza. E vorrei specificare che non si tratta “solo” di musicisti eccelsi, ma di una BAND eccelsa, capace di suonare bene insieme come poche altre al mondo; Fin dalle prime prove con loro, otto anni fa, mi sembrò evidente che non vi era tanto l’intenzione di mettere in mostra tecnicismi individuali, quanto piuttosto di giocare d’insieme. EelST sono stati controcorrente anche in questo, sviluppare le potenzialità di “band” in un periodo storico in cui la musica (almeno quella “commerciale”) viene sempre più eseguita da un manipolo di turnisti su basi preconfezionate.

ZioGiorgio.it: a Barolo è stato un “gran finale” in tutti i sensi. Quasi ore di concerto, un sacco di ospiti, certamente un concerto più impegnativo del solito. Come hai gestito gli ascolti sul palco?

Gianluca Cavallini: solo due giorni prima della data finale a Barolo abbiamo avuto l’elenco “quasi completo” degli ospiti, ed è stato subito evidente che, pur “raschiando il barile”, le regie audio al seguito non ci avrebbero consentito di far fronte ai numerosi canali aggiuntivi. Per vari motivi (fra cui, ovviamente, quelli economici e logistici) abbiamo deciso di aggiungere una seconda console (Yamaha CL5) a fianco del Midas Pro 2, con un interfacciamento “alla vecchia” fra i due banchi per la condivisione dei ventidue bus d’uscita previsti, pur consapevoli delle scomodità gestinali conseguenti (scomodità del circuiti di preascolto, delle memorie, del routing ecc.). In pratica, tutte le uscite del Midas PRO2 (16 on board + 16 sulla DL condivisa) entravano nel CL5, ovviamente riassegnate ad altrettanti bus aux. Nel CL abbiamo fatto entrare i canali aggiuntivi (una dozzina, prevalentemente sistemi radio per velocizzare le operazioni di cambio palco) e, da qui, individualmente sommati sui bus aux in arrivo dal PRO2.

ZioGiorgio.it: cosa hai imparato lavorando tanti anni con ELST?

Gianluca Cavallini: tecnicamente non molto, ho cominciato a lavorare con loro a 43 anni e, come si diceva una volta, “si studia a casa da piccoli”. Però ho imparato moltissimo, da loro, da Foffo, da tutti i colleghi della squadra e dal service stesso (Sonique), come si dovrebbe sempre lavorare, in un clima di collaborazione totale dove però ognuno è responsabile del proprio settore. Nulla di nuovo, per carità, è risaputo che il live sia un lavoro di squadra, ma con loro questo concetto ha davvero raggiunto un altro livello. Lavorare come fonico di palco con musicisti che hanno le idee chiare (e le sanno spiegare!) mi ha consentito inoltre di comprendere alcune necessità soggettive non intuitive ma assolutamente plausibili. Tutto questo mi ha portato a utilizzare maggiormente alcune tecniche che già avevo sperimentato, quali l’uso intensivo di canali sdoppiati (quasi tutti) in modo da poter di fatto mixare lo show senza mai intervenire (se non sotto esplicita richiesta) sui segnali personali di ciascun musicista. Faccio un esempio: le voci non vengono trattate dinamicamente (e nemmeno tramite mix) sui propri ascolti, così ognuno ha un riferimento dinamico ben preciso che gli consente di controllare l’interpretazione, ma allo stesso tempo piccoli interventi di mix possono esser fatti su tutte le altre voci semplicemente agendo su un paio di DCA, questo consente di non “affogare” il proprio ascolto quando i cori sono eseguiti da tutti. Interventi simili venivano fatti abitualmente nei balance fra gli strumenti armonici (tastiere, chitarre), ognuno aveva il proprio strumento assolutamente “fermo”, ma gli altri potevano oscillare in un range di qualche dB.

Ciao Elii, ci mancherete!

Aldo Chiappini
ZioGiorgio Team

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