Produzioni e ri-produzioni…

L’estate 2018 è ormai praticamente finita, un’estate strana, ha fatto caldo, ma non caldissimo, ha piovuto, ma poi non così tanto. Insomma per dirla alla Elio e Le Storie Tese, “una estate media“, come del resto è stata questa stagione nella quale abbiamo visto qualche cosa di bello, ma nulla di estremamente entusiasmante. Nessun, Campovolo, nessun Modena Park – eventi per certi versi straordinari – e niente mega produzioni in genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

La riflessione che condividiamo con voi oggi – in maniera come da tradizione per la ZioArea provocatoria – è in relazione non tanto alla bellezza o meno degli show, cosa quanto mai soggettiva, ma in merito all’originalità, da intendersi come espressione creativa degli stessi.
Produrre e riprodurre sono due verbi apparentemente simili ma non certo con egual significato. Anche se uniti da una comune radice etimologica, va osservato che nel produrre ritroviamo una matrice riconducibile alla creazione, alla genesi, che presuppone quindi alla creatività. Il riprodurre per contro è di fatto l’atto della ripetizione dell’ “esecuzione della copia più o meno esatta di un modello”, come da sua definizione. Gli spettacoli live non fanno certo eccezioni e, per molti show creativi ed unici, ne vediamo regolarmente moltissimi altri meno unici ed originali.

Non è raro – qui in Italia, come altrove – imbattersi in quello che sembra a tutti gli effetti uno “schema sicuro“, costruito attorno ad una scatola, con un paio di passerelle ed un plot più o meno ricco di effetti scenotecnici talvolta mescolati con sapienza nella speranza di ammaliare un pubblico non così attento e neppure – probabilmente – così interessato a questi aspetti.

Si potrebbe obbiettare che gli strumenti e le forme che i “creativi” hanno a disposizione nel mondo dello spettacolo siano più o meno sempre le stesse e che quindi non sia sempre possibile andare fuori dal recinto. Vero, ma un conto è assemblare un show (riproduzione), un conto è la creazione di uno spettacolo unico, con una forte connotazione artistica e che probabilmente lo farà ricordare nel tempo ripagando ampiamente il prezzo del biglietto.

So cosa starete pensato: e cosa ci dite dei budget!? Sacrosanto! Non si può non fare i conti col budget che ha una forte incidenza sul progetto e condiziona di certo il raggio di azione e la fantasia dei creativi. I creativi che peraltro dovrebbero essere giustamente considerati per il loro lavoro, ma questo è un altri discorso che affronteremo in una prossima ZioArea.
I budget poi condizionano anche le tempistiche a disposizione e spesso nei nostri interventi redazionali, a microfoni spenti, professionisti molti validi lamentano la mancanza di tempo in fase di pre-produzione o la possibilità di eseguire sessioni di confronto direttamente con l’artista, che altrettanto spesso pretende (o si accontenta) di una prova finale il giorno prima della data zero.

Ma non può comunque essere tutto imputato ad una mancanza di risorse economiche anche perché, la creatività e l’originalità dovrebbero esser un diktat e dovrebbero rappresentare una precedenza assoluta.
Se consideriamo e pensiamo alla musica dal vivo come l’ultimo baluardo – diciamo pure l’ultima spiaggia – di tutto il “baraccone musica”, dando quasi per defunto il mercato discografico, fatto salvo per i grandi artisti internazionali ed un manipolo di artisti italiani, si evince chiaramente come la salute e il dinamismo del settore “musica dal vivo” sia quanto mai fondamentale.

Un appiattimento generale della qualità sarebbe una cosa decisamente rischiosa e certamente poco saggia, memori anche di esperienze passate… Ricordate cosa è successo alla discografia negli ultimi vent’anni? A prescindere dal cambio di supporti, delle piattaforme e della tecnologia e fruizione della musica, a detta di molti è stata la discografia ad essere incapace di leggere e contrastare – o assecondare – il cambiamento osservando inerme la fine di un’epoca.
Quindi, se è vero che la musica dal vivo come diceva qualcuno non morirà mai grazie alla sua “unicità” e “irripetibilità”, non è altrettanto vero che è di vitale importanza investire per dare vita a show sempre originali e nuovi? O meglio far finta di nulla e scopiazzare a destra e manca aspettando che qualche nuova tecnologia o nuova tendenza possa soppiantare l’esperienza concerto? E non crediate che stiamo qui a parlare di fantascienza, perché la realtà aumentata e le esperienze multisensoriali sono ad oggi realtà ed il pubblico, sopratutto quello dei più giovani, non ha certo difficoltà ad approcciarsi e accogliere queste nuove possibilità di fruizione…

E voi cosa ne pensate?

Aldo Chiappini – Walter Lutzu
ZioGiorgio Team

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  1. …veramente vi siete risposti da soli….budget! Non ci sono mai soldi, per nulla, figuriamci per fare le cose fatte bene. Ci chiamano e ci dicono cosa vogliono e quanto ci danno. poi nemmeno pagano… cosa ci dobbiamo inventare?

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  2. Ciao ragazzi, il concetto è chiaro e devo dire che sono d’accordissimo! Bigogna stare al passo con i tempi e presentare sempre spettacoli di qualità. E’ anche vero il discorso dei budget ma è altrettanto vero che si possono fare cose anche molto belle senza avere soldi a palate! Avete fatto un bellissimo articolo sul tour di Caparezza che è un esempio di tutto ciò! L.C.

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  3. Quello che dice Mirko è verissimo!!!!! Senza soldi non si fa niente. Non ti pagano nemmeno il materiale, figuriamoci se pagano prove o programmazioni. Spesso, anche nei tour piccoli, prendi, parti e vai. Quello che riesci a fare lo fai il giorno prima se decidi che monti un giorno prima… Invece c’è chi copia e ricopia da anni anche ad alti livelli. Basta vedere anche i grandi nomi…non è che facciano queste cose originali. Poi ok Modena Park, campovolo e compagnia…ma oltre alle 100.000 persone non credo è un problma trovare budget no?

    p.s.
    perchè non fate un articolo proprio sul costo degli eventi? vedi i miei colleghi e tutti si lamentano, poi nessuno scrive o dice come stanno le cose perchè poi l’agenzia ti taglia fuori…

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