50 anni al centro di Baglioni: l’Audio

Di recente ci siamo recati in quel di Padova per incontrare la crew del tour di Claudio Baglioni, “50 Anni al Centro“, dove abbiamo avuto l’opportunità, seppur in una location “difficile” come quella della Kioene Arena, di approfondire gli aspetti tecnici di una produzione insolita ed originale (anche se non prima assoluta per Baglioni ndr), con un palco al centro ed il pubblico distribuito sui quattro lati. Una produzione che, grazie ad uno staff tecnico capace e sufficientemente “audace” ha affrontato in modo esemplare e professionale un concept scenico diverso dai soliti standard.

Il clima generale che si respirava tra la squadra di professionisti era di una estrema serenità e complicità, come un unico organismo di veri e propri “capitani coraggiosi” (citando uno dei recenti successi dell’artista) capaci di esprimere ognuno con le proprie competenze la poesia di Baglioni, rispettando il punto di vista di chi, con i suoi 50 anni di esperienza, ha raggiunto un livello di conoscenza non solo musicale ma anche tecnico per cui risulta semplice e funzionale interfacciarsi.

In questa prima parte ci siamo occupati degli aspetti legati all’amplificazione grazie ai contributi dei fonici F.O.H. e palco Maurizio Nicotra e Remo Scafati, del PA Man Edoardo Michelori e del Live Sound Product Specialist di K-Array Klaus Hausherr che insieme a Daniele Tramontani hanno avuto il difficile compito di settare ed equilizzare al meglio tutto il sistema per consentire un mix impeccabile – è proprio il caso di dirlo – a 360°.

La premessa è d’obbligo, in quanto nella location di Padova è stato necessario utilizzare un Ground Support, vista la portata limitata del tetto, che di fatto non ha permesso di esprimere al massimo la presenza discreta del PA. Per questo motivo abbiamo chiesto allo staff tecnico di fornirci ulteriori foto prese dalla data di Bologna di qualche giorno prima, in cui il rig luci e il sistema di amplificazione erano totalmente sospesi e che rendono giustamente merito al set up.

Ma andiamo con ordine e seguiamo la filiera dal punto di vista del setup cominciando con chi si è occupato della progettazione dell’interno sistema. Klaus Hausherr, che conosce molto bene Firenze KH7 di K-Array scelto per questo tour, aveva il compito di progettare il sistema con tanto di calcoli previsionali e di seguire il tour per raccogliere i feedback dalla crew.

 

Ziogiorgio.it: bentrovato Klaus, raccontaci brevemente la genesi di questa scelta. Possiamo parlare di azzardo?

Klaus Hausherr: prima di tutto la scelta è partita da una richiesta da parte dell’artista di un setup audio il meno invasivo possibile ed in relazione ai prodotti presenti sul mercato, K-Array ha rappresentato la chiave di volta in questo senso. Per questo motivo devo ringraziare la produzione e Agorà, che hanno voluto affrontare una scommessa che poteva sembrare all’inizio molto rischiosa e che per noi è stata l’occasione ideale per poter mettere in campo questo sistema in un vero tour. In passato abbiamo affrontato molti tour all’estero con il KH8, ma è la prima volta in Italia per quanto riguarda il KH7. Per K-Array si tratta di una esperienza utile anche a ricevere feedback al fine di poter migliorare un sistema che per noi è uno step verso il futuro dell’audio in ambito live.

ZioGiorgio.it: nello specifico quale è il tuo ruolo all’interno del tour?

Klaus Hausherr: in tour mi occupo di garantire che tutto funzioni (ndr. ride!). Gestisco la progettazione sul software di predizione e su Armonia, carico i filtri FIR sul sistema e passo il tutto a Daniele Tramontani, che si occupa del tuning vero e proprio.

Ziogiorgio.it: vuoi riassumerci le caratteristiche del KH7?

Klaus Hausherr: è dotato di tecnologia Beam Steering, una tendenza che oggi stanno perseguendo un po’ tutti e che permette di risolvere molti problemi di copertura e coerenza del suono. Inoltre si tratta di un sistema che permette di ottenere una definizione, una chiarezza ed una intelligibilità tali da risultare idoneo a molte esigenze sia sceniche sia di qualità sonora. Non mi piace paragonare i vari sistemi tra loro, visto che il livello generale, almeno in una certa fascia di mercato, è altissimo, ma piuttosto considero K-Array un sistema “diverso” come conformazione del cabinet, tecnologie impiegate e non solo. Ha una risposta ai transienti rapidissima e questo grazie alla SAT technology (slim array technology).

ZioGiorgio.it: dalla tua lunga esperienza nell’audio live, cosa va considerato quando si lavora su 4 lati?

Klaus Hausherr: in una situazione come questa dobbiamo cercare comunque di far si che lo sterring non sia troppo diverso nei vari lati, considerando che nel 90% delle situazioni hai due lati più larghi e 2 più stretti e devi garantire un’esperienza d’ascolto uniforme per tutto il pubblico. Quindi è necessario ottimizzare gli steering sul lato lungo con quelli sul lato corto in maniera tale che non vadano troppo in conflitto. In questa particolare esperienza ho avuto la possibilità di conoscere meglio le potenzialità di questo sistema.

Ziogiorgio.it: puoi farci un bilancio a poche date dalla conclusione della prima parte del tour?

Klaus Hausherr: la mia principale soddisfazione viene dai commenti positivi dei professionisti che hanno gestito questo tour a partire dall’artista stesso e dal fonico Maurizio Nicotra che all’inizio ha avuto qualche perplessità e si è ritrovato ad avere a che fare con un sistema estremamente versatile e preciso che gli ha permesso, nonostante la situazione a 360°, di portare a casa ottimi risultati anche in venue notoriamente difficili per quanto riguarda l’acustica.
Come dicevo prima, e te lo confermeranno i vari tecnici, ha convinto molto la qualità sonora, l’intelligibilità e la modalità di controllo. Non ultimo la semplicità nella fase di montaggio, in cui non è necessario impostare l’angolazione dei vari moduli da terra.
Per gioco ho voluto fare un calcolo dei Watt totali di questo impianto. In ogni cassa sono presenti 4 altoparlanti coassiali pilotati ognuno da un amplificatore da 2000W, e sommandoli tutti sono arrivato a 436.000 W di amplificazione sospesa, una cifra non indifferente. Durante lo show l’impianto lavora al 40-50% con delle dinamiche non troppo spinte per esigenze legate alla tipologia di spettacolo e devo riconoscere l’ottimo mix ad opera di Maurizio Nicotra visto che, in un sistema preciso come questo, se mixi male si sente male.

 

Al termine della fase di progettazione avviene la messa in opera del sistema. Edoardo Michelori ci spiega gli aspetti legati al setup ed alla logistica.

Ziogiorgio.it: tu insieme ai tuoi colleghi curate il montaggio vero e proprio dell’intero sistema. Che cosa utilizzate per quanto riguarda l’amplificazione?

Edoardo Michelori: i miei colleghi Daniele Carillo e Alfredo Coppola si occupano del montaggio dei sistemi, mentre io mi occupo della gestione dei sub appesi e della logistica. Secondo le direttive stiamo montando 8 cluster da 5 KH7 ciascuno (due per ogni angolo) e due KH7 centrali inclinati su ogni lato. Come sub abbiamo 24 KS7 sospesi (6 per lato) e sotto al palco sono presenti altri 16 sub utilizzati per cancellare le frequenze indesiderate sullo stage. Come front-fill abbiamo i sistemi a colonna Kayman sempre di K-Array, a due metri sull’esterno e ad un metro sul centrale, anch’esse scelte per dare il minor impatto visivo possibile.

ZioGiorgio.it: vuoi raccontarci, per quanto ti riguarda, cosa cambia rispetto ad un line array classico?

Edoardo Michelori: rispetto ai P.A. classici dobbiamo stare attenti un po’ di più al cablaggio visto che sono presenti due cavi di rete e due XLR su ogni cassa più l’alimentazione, mentre un notevole vantaggio è dato dal fatto che l’impianto va su dritto e non dobbiamo impostare angolazioni da terra. Infatti appena vediamo un punto motore pronto attacchiamo il sistema senza dover chiedere niente a nessuno (ndr. Ride!)

 

Ziogiorgio.it: invece riguardo finali e trasporto dei segnali?

Edoardo Michelori: abbiamo 4 finali K-Array Kommander-KA84 oltre allo spare, che gestiscono i front-fill e 4 L’Acoustics LA8 + spare per i sub a terra. Il trasporto dei segnali avviene in analogico mentre il sistema di controllo è composto da degli anelli sulle casse in modo da avere dei loop separati per ogni torre. I due cluster negli angoli hanno un proprio loop, i sub hanno un loop a parte, così come i centrali e così via…
Arriviamo a fare 6 loop su ognuna delle due cabine di switch ethernet sospesi. Lo stesso loop di cablaggio fisico viene utilizzato anche per trasportare un sistema AES/EBU di backup con un segnale generato da Newton di Outline.

ZioGiorgio.it: quali sono le tempistiche di allestimento per quanto riguarda l’audio?

Edoardo Michelori: abbiamo trovato una procedura che ci permette di essere abbastanza veloci. Considera che ci muoviamo insieme ai tecnici luci e video e in poco più di 6 ore il sistema è pronto. Il mattino successivo, con il palco montato ci occupiamo della parte audio a terra, mentre per lo smontaggio in tre ore siamo fuori!

Prima di passare agli “utenti finali” di questo setup, ovvero i due fonici F.O.H. e palco, abbiamo parlando di “tuning” con un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, Mr. Daniele Tramontani, sempre ben disposto a raccontare senza troppi filtri ed orpelli quello che fa e che…sente!

ZioGiorgio.it: il tuo ruolo insieme a quello di Klaus consiste nel far sì che tutto “il sistema “giri”. Partiamo anche con te dall’inizio: esperienza, progettazione e risultato finale.

Daniele Tramontani: l’idea, come diceva Klaus, è partita dall’artista che ha voluto un sistema discreto, non invasivo e con certe caratteristiche. Non è stato un salto nel buio, ma piuttosto una bella novità ed una scelta efficace per questo tipo di spettacolo e soprattutto per il concept del 360°, dove solitamente al centro del palco, unico punto equidistante dal mondo, hai la somma di tutto ed un sacco di rumore tra frequenze medio basse e basse e che sono poi le cose che danno fastidio all’artista.
Avevamo la necessità di avere qualcosa di estremamente pulito e lo steering si è rivelato fondamentale per gestire in modo ottimale tante situazioni. Oggi ad esempio abbiamo il sistema posizionato molto basso, con una componente di medio basse che tendenzialmente poteva risultare problematica. Abbiamo quindi “chiesto” al software di cancellare la parte posteriore e la cosa effettivamente ha funzionato!

ZioGiorgio.it: puoi spiegarci meglio come avete gestito i sub?

Daniele Tramontani: la scelta dei sub sospesi è stata necessaria per liberare il palco da ingombri. L’unica controindicazione è che quando alzi i sub perdi molta potenza, ma visto che la potenza non ci manca, non è stato un grosso problema onestamente.
Ti confesso che parte bassa è estremamente complessa almeno quanto la parte alta. Sopra, come vedi, abbiamo un anello di 24 sub i cui angoli sono stati ritardati per creare un cerchio. Vista da dentro al palco il grafico della dispersione si comporta invece come fosse un “fiore con i petali”, con la cancellazione massima proprio al centro del palco.
Sotto al palco su ogni facciata sono presenti 3 sub ad arco in aggiunta un end-fire. La combinazione tra le sorgenti a terra e quelle sospese ti permette peraltro di decidere quanto coprire all’esterno e quanto cancellare al centro del palco. Si tratta di una operazione complessa visto che nel momento in cui cancelli al centro tendi a togliere anche dall’esterno, e per questo motivo abbiamo “giocato” con gli allineamenti in maniera da sottrarre quanta più energia dal centro mantenendo una giusta pressione e copertura all’esterno.

 

ZioGiorgio.it: quanto avete lavorato di previsione e quanto sul campo?

Daniele Tramontani: devo dirti che ho effettuato una cinquantina di previsioni diverse prima di arrivare alla migliore soluzione. Una volta trovata la configurazione del sistema, le regolazioni per ottenere le cancellazioni vengono fatte ad ogni data perché nonostante il sistema sia sempre lo stesso, in realtà abbiamo bisogno di una quantità di basse e di una copertura sempre diversa sull’esterno.
Bisogna di volta in volta utilizzare dei sistemi di misura seguendo un certo workflow: prima vengono caricati i filtri FIR, poi sulla base del risultato vengono eseguite le misure in cima alla gradinata, sotto e sui due lati, solo alla fine decido l’equalizzazione generale da applicare a tutto il sistema.

ZioGiorgio.it: parlaci nel dettaglio della fase di tuning soprattutto con un 360° da gestire…

Daniele Tramontani: Klaus segue la parte di steering tramite Armonia, io prendo tutte le informazioni, le carico su Galileo e con il tablet – che non è altro che un desktop remoto del PC presente in regia – gestisco l’eq su Galileo. Ho un totale di 32 diverse mandate e per ogni facciata ho un Galileo a disposizione con i canali destro, sinistro, centro, sub sospesi e destro, sinistro, centro, sub a terra. In più abbiamo un sistema Outline Newton che fa la stessa cosa del Galileo ma via AES/EBU per la gestione di un ulteriore livello di backup in caso di problemi e, nello stesso tempo, per entrare digitalmente all’interno della singola cassa in caso di problematiche.
Mi hai chiesto del risultato, beh devo dire che il sistema è andato oltre le aspettative soprattutto in una situazione a 360°, una configurazione molto difficile da realizzare poiché quando hai un impianto che suona verso di te e altri 3 che suonano contro di te e che arrivano in ritardo, massacrando la risposta in fase. Questo impianto per come è stato concepito riesce a gestire molto bene questa situazione, con un impatto acustico adeguato ed un’alta intelligibilità, non sempre possibile con altri sistemi dove spesso si fa largo uso di compressioni per ritrovare la giusta “pacca”.
E’ anche vero che questa situazione in particolare non ha bisogno di grosse “botte” di volume ed infatti stiamo lavorando ad 1/4 circa del massimale disponibile.
Ma anche in questo aspetto il “360” ha bisogno di accorgimenti particolari in quanto sei molto vicino al pubblico ovunque ed in una condizione completamente diversa rispetto ad un live “tradizionale” dove devi “spingere tanto” in termini di pressione ma lo devi fare in un’unica direzione.

la postazione di Daniele Tramontani

ZioGiorgio.it: come avviene il bilanciamento tra il sistema sospeso e quello a terra?

Daniele Tramontani: su richiesta dell’artista – e quindi della produzione – non potevamo mettere front fill sempre per problemi di ingombro e abbiamo così deciso di montare i Kayman di K-Array. Si tratta di una esperimento già provato all’Arena di Verona dove avevamo a disposizione le Syva di L-Acoustics, mentre in questo caso abbiamo preferito una soluzione che ci permettesse di avere una uniformità di brand su tutto il P.A.. Il bilanciamento avviene in modo canonico: accendi tutto, poi cominci a spegnere una cassa per volta e scegli quella di riferimento, la misuri, e se ti rendi conto che c’è qualche mancanza in un certo range di frequenze (tipicamente in alto), allora cominci ad alzare l’altra cassa finchè non trovi il bilanciamento corretto.
I front-fill ha un angolo di apertura ampio e montandone tre riusciamo a coprire tutto il lato. Per quanto riguarda il centrale siamo riusciti a trovare una quadra senza piegare troppo il grappolo sospeso che altrimenti farebbe andare facilmente in larsen i microfoni nel momento in cui l’artista si avvicina alle estremità del palco. Ecco perché c’è un centro del front-fill. Considera questa come un unica linea, che più di un front-fill sembrano un side-in.

 

ZioGiorgio.it: per concludere una riflessione Daniele, sembra spesso che il mondo audio si stabilizzi ma nascono nuove sorprese e nuove sfide…

Daniele Tramontani: in tutti questi anni ogni giorno imparo e soprattutto sperimento qualcosa di nuovo. Questo è un nuovo concetto su cui mi sto affacciando solo ora e che reputo molto interessante. Secondo me in futuro potremo fare cose molto belle e sono convinto che siamo solo agli inizi.
Consideriamo che la vera rivoluzione nel mondo del sound reinforcement c’è stata molto anni fa, con i line-array. Erano gli anni 90′ quanto si vedere i primi V-Dosc di L-Acoustics, dopo di che non c’è stato più nulla. Insomma, una storia che ormai conosciamo un po’ tutti…
Oggi forse il nuovo che avanza è il concetto di steering, però è una cosa talmente delicata che non tutti sono disposti a rischiare e soprattutto in pochi hanno osato produrre casse appositamente disegnata per lo steering. Chi stia facendo le scelte giuste e chi no io, sinceramente, non lo so per certo, ma posso solo dirti che dopo anni io mi diverto ancora una cifra!

Passiamo ora al palco, con il punto di vista di Remo Scafati su questa particolare situazione “al centro”.

Ziogiorgio.it: oltre 18 anni con Baglioni e tanti canali. Cosa abbiamo in regia quest’anno?

Remo Scafati: esatto, collaboro con Claudio da circa 18 anni, all’inizio come backliner e dal 2006 fonico di palco. Qui ho un DiGiCo SD7 senza plugin esterni, ma con solo alcuni riverberi e compressori multibanda per gli In-Ear monitor. In totale gestisco circa 120 canali tra i 21 elementi della band, voci ecc… Ci siamo basati su una configurazione simile ai tour precedenti che abbiamo via via modificato in base ai nuovi arrangiamenti e alla nuova scaletta che in questo caso, trattandosi del cinquantesimo, è prettamente cronologica.

Ziogiorgio.it: vuoi raccontarci il sistema di monitoring?

Remo Scafati: lavoriamo principalmente in In-Ear, con qualche “cassettina” mimetizzata lungo il palco per consentire l’ascolto ai ballerini. Gli In-Ear sono tutti Sennheiser con ricevitori EM-2050 e antenne omni-direzionali che di fatto complicano la gestione delle frequenze e ti obbligano a trovare frequenze molto robuste. Per questo motivo non ho voluto utilizzare un sistema di gestione automatica del cambio frequenze, ma ho preferito calcolarmele a mano per mezzo di uno scanner ed assegnare a tutti e 30 i trasmettitori la propria frequenza.

Chiudiamo il giro di interviste per quanto riguarda il comparto audio con Maurizio Nicotra, fonico F.o.H. del tour.

ZioGiorgio.it: prima domanda scontata: Front of House o Round of House?

Maurizio Nicotra: [ride divertito! ndr] Per me è la prima esperienza con questa particolare configurazione, cominciata all’Arena qualche mese fa e portata nei palazzetti con questo nuovo sistema di K-Array e devo dire che non è niente male come situazione. E’ abbastanza difficile da gestire visto che hai un lato che ti suona addosso e tre che ti suonano contro. È sicuramente un’ulteriore complicazione soprattutto quando entri in posti come il Lottomatica di Roma o Eboli che hanno una acustica particolarmente difficile già di per se stessi.
K-Array ci sta supportando molto per quanto riguarda il controllo della direttività medio-bassa e non ci siamo mai persi l’intelligibilità, cosa che per un 360 è importante. Un’altro enorme supporto arriva da Daniele Tramontani, che sia durante il check, sia durante il concerto vero e proprio mi fornisce i feedback dai tre lati che non posso controllare dalla mia postazione.

ZioGiorgio.it: che microfoni hai scelto di utilizzare per questo tour?

Maurizio Nicotra: la band è composta da 2 batteristi, 2 chitarristi, 3 tastiere, basso, 4 fiati, 4 archi e 5 coristi e la scelta dei microfoni è stata abbastanza standard. Claudio utilizza il dpa d:facto II su trasmettitore Sennheiser che ci garantisce sempre un ottimo risultato, e in qualche pezzo l’Mk4 sempre Sennheiser.
Per la batteria abbiamo 3 microfoni Shure SM52 e SM91 per i SubKick, un classico SM57, un AKG 414 sotto al rullante, un Audix D4 per i tom e un AKG 214 per gli overhead. Gli archi utilizzano il dpa d:vote 4099, poi abbiamo il Sennheiser 441 per la tromba, un Electro Voice PL20 per il trombone e Audix D4 per il sax. Per i coristi infine sono stati scelti i classici SM58 su trasmittente Shure Axient.

Ziogiorgio.it: puoi parlaci della regia?

Maurizio Nicotra: abbiamo l’ammiraglia di DiGiCo, la SD7, che gestisce 3 splitter da 56 ch con oltre 100 canali in uso. Abbiamo fatto un bel allestimento musicale che ci ha permesso di raggiungere un buon livello di standardizzazione con regolazioni minime ad ogni data. Mantengo sempre per mia abitudine sulla matrice master una equalizzazione che mi serve per portare il mix come lo voglio sentire e da li eseguo piccole variazioni. Per la parte bassa sono solito agire sul balance della cassa e del basso così da trovare il sud giusto.
Per quanto riguarda l’outboard ho un Soundgrid, plugin Waves in configurazione abbastanza standard e con la gestione degli equalizzatori ssl. Per i riverberi utilizzo sia i plugin interni della macchina sia il TC-Electronics System 6000 per la voce e le chitarre. Insomma, da questo punto di vista anche se si tratta di uno show molto “articolato”, non c’è niente di particolarmente “esoterico”. Come avrai ormai capito è il concept in sé a necessitare di una cura particolare, ma mi sento di dire che i risultati sono dalla nostra parte…

Come è stato più volte ribadito durante le interviste e da come abbiamo potuto appurare durante l’esibizione, una situazione per molti complessa e di difficile gestione è stata resa piacevole – è il caso di dirlo – da un mix di professionalità e tecnologia.
La giornata è stata piacevole, ricca di spunti e novità interessanti. La crew audio, consapevole della sfida delicata, non ha lasciato nulla al caso e ha saputo interpretare nel migliore dei modi le qualità sonore di un sistema che per certi versi racchiude una filosofia di utilizzo differente rispetto al classico concept di line array e che sembra essere una valida alternativa almeno in questo tipo di situazioni.
Il mix ascoltato è stato efficace e capace di veicolare la giusta emozionalità ad un pubblico visibilmente coinvolto ed appassionato che grazie all’elevata intelligibilità e ad un suono ben calibrato ed omogeneo, ha potuto viaggiare insieme all’artista lungo un percorso piacevolmente lungo e piacevolmente ricco di emozioni.

Walter Lutzu
ZioGiorgio team

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