Elisa – Diari aperti Tour

In un freddo giovedì di dicembre, uno dei pochi di questo inverno così caldo, siamo andati al Mandela Forum di Firenze per assistere al concerto di Elisa, una artista a 360° che da più di vent’anni riesce a sorprenderci in ambito musicale grazie alle sue grandi doti canore e cantautorali, ma anche grazie alla capacità di reinventarsi e di rinnovarsi anno dopo anno.
Anche questo “Diari aperti tour”, una continuazione della fortuna tournée nei teatri, è risultato essere uno spettacolo splendido, emozionante, vibrante, con una produzione di altissimo livello.
E’ proprio il caso di dire che “quando c’è la sostanza” il resto poi viene da sè…

Anche se un risultato di questo livello non è scontato, perchè Elisa, non lo scopriamo certo adesso, è un’Artista preparata sotto ogni profilo, anche tecnico, ma il lavoro fatto da Piefrancesco “Hugo” Tempesta sul suono per esempio rende merito alle canzoni (in repertorio alcuni veri e propri capolavori ndr) ed agli arrangiamenti, sempre curati, lavorati, prodotti con classe ed eleganza. Ma sul lavoro del fonico, mai come questa volta, lasciamo parlare lui stesso, c’è di certo di che divertirsi…

Belle ed altrettanto eleganti anche le luci anche se decisamente sobrie e quasi – forse con una intenzione in parte voluta – in secondo piano, proprio per dare spazio alla musica!

Iniziamo questo giro di interviste partendo dalla produzione capitanata da Giulio Koelliker con il quale analizziamo gli aspetti più importanti di questo tour.

ZioGiorgio.it: Giulio, si tratta del prolungamento del tour precedente con alcune modifiche corretto?

Giulio Koelliker: dopo le cinquanta date del tour precedente nei teatri, andato molto bene, si è deciso di fare queste otto date nei palazzetti con alcune accortezze e cambiamenti proprio per renderlo a misura di palazzetto.

ZioGiorgio.it: cosa è cambiato nello specifico?

Giulio Koelliker: come ti ho accennato sostanzialmente le dimensioni, più alto, più profondo e di conseguenza più impianto audio e più corpi illuminanti ma il concept dello show, compresi i contributi, è alla fine lo stesso. 

ZioGiorgio.it: di che numeri parliamo, in termini di produzione tecnica?

Giulio Koelliker: viaggiamo con 5 camion (rispetto ai due del tour in teatro), più uno dedicato al palco ed uno per il generatore. Entriamo alla mattina per essere pronti nel primo pomeriggio con il set up, pronti per le prove con la band. Per lo smontaggio difficilmente usciamo dopo le 2 di notte, quindi tutto molto efficiente. 

ZioGiorgio.it: complessità?

Giulio Koelliker: direi praticamente nessuna, semmai è stato più laborioso mettere in piedi la prima tranche dello show. Ad oggi, con oltre 50 data alle spalle, direi che molte cose sono più che ottimizzate. Se vogliamo l’unica “difficoltà“ a questo punto è legata alla stanchezza fisiologica di tutto il team che è peraltro rimasto sempre lo stesso in tutti questi mesi, in teatro prima e nei palazzetti adesso…

Spostiamoci quindi in F.O.H dove Emanuele Vangelatos ci spiega meglio il concept visivo dello show, ideato da Francesco De Cave.

ZioGiorgio.it: bentrovato Emanuele, quali accortezze avete usato per spostare questo show dai teatri ai palazzetti?

Emanuele Vangelatos: è uno show che Francesco De Cave ha portato dal teatro ai palazzetti facendo un riadattamento con qualche aggiunta di fari per far sembrare la scena un po’ più larga.
Rispetto la versione teatrale abbiamo aggiunto una americana in profondità e delle scalette con le luci laterali, in più abbiamo ricreato un sipario frontale: il concerto inizia sostanzialmente a sipario chiuso con Elisa che esce cantando da sola con il pubblico.

ZioGiorgio.it: uno Show che parte lento per crescere sempre più sia di atmosfera che di ritmo, come mai questa scelta?

Emanuele Vangelatos: lo spettacolo è diviso sostanzialmente in quattro blocchi. Il primo blocco è molto teatrale con Elisa al piano in controluce molto pulito ed elegante con la tripolina chiusa per permettere delle proiezioni video su Catalyst, che gestisco sempre io in remoto dalla Hog4.

Nel secondo blocco la Tripolina si apre a metà per dare spazio alle proiezioni dei contributi video di Marino Ceccadda, su cinque teli in PVC che si trovano dietro. Finisce il primo tempo con la chiusura del sipario e quando inizia il terzo blocco si apre sia la tripolina sia il PVC. Le dinamiche musicali iniziano a crescere fino ad arrivare al quarto blocco dove vengono calati tutti i teli in PVC e si scopre il muro posteriore di luci.

ZioGiorgio.it: quindi le luci sul fondale lavorano solo negli ultimi 5 brani?

Emanuele Vangelatos: De Cave, insieme al regista Marco Simionato, ha fatto questa scelta di tenersi 50 fari solo per gli ultimi cinque brani che coincidono con il momento più rock del concerto.

ZioGiorgio.it: dacci qualche numero…

Emanuele Vangelatos: abbiamo 65 Aura, 28 Q7, 28 SL Wash, 20 K25, 6 VariLight 4000, 34 Evo e 28 Katana disposti comunque in modo da essere veloci sia in fase di montaggio sia in quella di smontaggio. E’ un progetto davvero ben pensato con pochissimi vincoli, l’unica vera esigenza è quella di avere una altezza minima di 10 metri e 70 al di sotto della quale iniziamo a far molta fatica e questo di solito accade nelle venue che necessitano di un Ground Support.

Rimanendo in ambito F.O.H. ci spostiamo in ambito audio dove Hugo Tempesta ci racconta la sua esperienza con questa produzione.

ZioGiorgio.it: ciao Hugo, la prima cosa che notiamo è una regia abbastanza essenziale!

Hugo Tempesta: sì, devo dire che da un po’ di tempo ho trovato un buon equilibrio con la consolle Avid S6L, perché per il mio modo di lavorare, soprattutto avendo a che fare con artisti molto esigenti in fase di programmazione, mi permette di creare automazioni e snapshot con il recall e il controllo su moltissimi parametri. In questo senso è una macchina molto potente.

ZioGiorgio.it: quindi immagino pochissimi outboard.

Hugo Tempesta: nessun outboard esterno, uso i Plug-In Waves sul computer esterno collegato direttamente al mixer, ed ho un secondo computer per Pro Tools che uso sia per il Recording che per il Virtual.

ZioGiorgio.it: parlaci di questo show.

Hugo Tempesta: come ti hanno detto anche i colleghi, arrivando dai teatri ai palazzetti, è stato necessario rivisitare alcuni brani, soprattutto spostando gli arrangiamenti dei brani più soft verso un mondo più energico visto che, differenza dei teatri appunto, non abbiamo un pubblico seduto e c’è bisogno di più “grinta”.

ZioGiorgio.it: come ti relazioni con un artista così esigente e presente nelle scelte artistiche?

Hugo Tempesta: credo che avere a che fare con un artista che sa di cosa stiamo parlando sia a livello che tecnico che artistico, sia un vantaggio enorme. Ogni giorno è sempre un confronto costruttivo e una possibilità di crescita da entrambe le parti.
Non dimentichiamoci che il mio compito è principalmente quello di amplificare quelle che sono le scelte artistiche, con la possibilità di aggiungere un suono dettato dal mio gusto personale o sottolineando alcuni passaggi dinamici che rendano più vivo lo show.

ZioGiorgio.it: notiamo un palco dove si affiancano diverse tipologie di strumenti, dalla batteria, ai megafoni, dai tamburi agli archi, come si fa a gestire un mix così complicato riuscendo a dare una dimensione a tutto?

Hugo Tempesta: questa è la parte più difficile di questo lavoro! Partiamo dal presupposto che punto tanto sulla ripresa, prelevare il miglior segnale da qualsiasi strumento attraverso al controllo del Gain e del posizionamento è la prima cosa.
Il fulcro vero del mio lavoro nasce poi da alcuni trucchetti utilizzati in ambito Studio, che prevedono il controllo in dinamica del mix. Per fare questo faccio uso di tecniche di Side-Chain tra Layer.

In pratica suddivido il mio mio mix in diversi Layer (ritmici, acustici, armonici, elettrici, ecc) sui quali inserisco degli Equalizzatori Dinamici che abbiano la possibilità di lavorare in Side-Chain in modo da dare delle priorità tra un layer e l’altro su un intero brano o anche solo su un singolo passaggio. Questo fa sì che il brano si muova e possa respirare. Nella pratica uso diverse “regole” – che nell’Avid si possono programmare tramite macro – in modo che a seconda della soglia in dB di gruppi o strumenti succedano degli “eventi”: può essere l’intervento di un plug-in, un abbassamento del volume, o qualsiasi altra cosa.
Il risultato è un mix che di suo ha molti processi “automatici”, salvo tenere sempre sottocontrollo i livelli e i parametri fondamentali.
Un altro “trucco” è quello di non usare i Gate ma di ritardare tutto il Mix di 6ms in modo da utilizzare gli impulsi diretti come Trigger per le aperture dinamiche degli Eq…

ZioGiorgio.it: interessante, che differenza c’è tra l’utilizzo del Gate e l’Eq Dinamico?

Hugo Tempesta: il Gate, per natura, “tronca” il suono e questo in un certo senso non è un mio diritto! Il Gate lo uso solo in casi estremi ma come Noise-Gate per eliminare magari alcune spurie che talvolta possono saltare fuori e sulle quali non è possibile intervenire.
Con l’Eq dinamico riesco ad abbassare i rientri semplicemente inserendo uno Shelving a -12dB con l’apertura triggerata dal segnale diretto dello strumento stesso. Molto meno invasivo e nel mix questa cosa cambia.

ZioGiorgio.it: un gran bel lavoro in fase di pre-produzione quindi, come ti prepari?

Hugo Tempesta: in questi anni di lavoro con la Avid, sono riuscito a costruirmi uno ShowFile di start abbastanza completo che mi permette di raggiungere rapidamente un buon punto di partenza.

ZioGiorgio.it: per quanto riguarda la microfonatura, hai usato degli accorgimenti particolari?

Hugo Tempesta: da questo punto di vista non sono un grande sperimentatore anche perché è difficile avere il tempo necessario per sfruttarne a pieno le caratteristiche perciò punto molto sull’affidabilità di un microfono. L’unico microfono che tendo a modificare da lavoro a lavoro è quello del cantante perchè, avendo vocalità differenti, si deve trovare il microfono che meglio ne esalti le caratteristiche.

ZioGiorgio.it: che microfono state usando in questo tour?

Hugo Tempesta: abbiamo il corpo Sennheiser Digital 6000 con capsula Se V7 che trovo sia un bellissimo match.

ZioGiorgio.it: oggi niente delay, qui al Mandela non di rado ne abbiamo visti montati…

Hugo Tempesta: nei Palazzetti italiani non uso mai i Delay per una mia scelta personale!
Sono convinto che qualsiasi impianto ben montato tarato e fatto suonare a regime, non abbia bisogno di un rinforzo a meno di situazioni estreme come al PalaOlimpico di Torino che per la sua forma strutturale ha un angolo “morto”. Luca (Nobilini) saprà essere più preciso.

Di fianco ad Hugo infatti non potevamo che trovare l’ormai fidato Luca Nobilini che per Agorà è responsabile del P.A.

ZioGiorgio.it: parlaci di questo Setup..

Luca Nobilini: il Setup è quello standard per i tour nei Palasport composto da 2 Main da 12 K1 più 3 K2 come DownFill, 2 Cluster da 6 Sub Ks28 appesi aperti di 25° rispetto al Main in configurazione cardioide e un L-R di Sub a terra composti da 3 Stack di 3 Ks28 in cardioide. Inoltre abbiamo 2 cluster di 12 K2 come Side e un FrontFill di Kara.
I finali sono LA12 per Main e Sub mentre usiamo gli LA8 per i Side

ZioGiorgio.it: immagino che sia tutto ridondante.

Luca Nobilini: abbiamo previsto 3 tipi di Backup ad ogni livello della catena: Dante, Lake e Finali. Tutto il sistema è cablato in Dante con ridondanza: il Dante primario utilizza L’AES/EBU del banco, il secondario viaggia in Analogico; in caso di problema sul primario, il sistema switcha in automatico sul secondario. Nel momento in cui si dovesse spegnere il Rack in sala, diventano principali i due Lake sul palco nei quali entriamo in analogico, mentre se il problema si verifica ai finali, passano in automatico dall’ingresso AES/EBU a quello analogico il tutto senza interruzione di segnale e senza differenza di suono se non quella minima tra il digitale e l’analogico. Come da prassi, abbiamo anche previsto una matrice LR dal palco che abilitiamo nel caso in cui ci siano problemi con il banco FOH.

ZioGiorgio.it: come ti regoli in fase di taratura?

Luca Nobilini: il nuovo software di L-Acoustic Soundvision è davvero molto preciso! Una volta fatto bene il progetto, il gioco è fatto senza bisogno di troppe correzioni o interventi!

All’interno della regia di palco troviamo Ricky Carioti con il fidato assistente Rasty Bostianich.

ZioGiorgio.it: un palco bello pieno di strumenti e musicisti! Di quanti canali parliamo?

Ricky Carioti: partiamo con la stessa disposizione sul palco dei teatri ed è composta da una batteria con percussioni, una sezione di tastiere con pianoforte, una postazione del basso dove c’è anche un Moog, Abbiamo inoltre una chitarra, quattro archi, tre coriste con tamburo e megafono e c’è Elisa che suona chitarra e pianoforte per un totale di 100 canali abbondanti.

ZioGiorgio.it: come gestisci il tuo Mix?

Ricky Carioti: il banco è sempre un Avid S6L del quale uso quasi esclusivamente l’effettistica interna. Per la voce di Elisa utilizzo una catena formata da un compressore interno della Avid con la key del side-chain puntato a 2100, un MCDSP Sony Oxford Active Equalizer 600 che permette di utlilizzare sei bande fisse e sei bande dinamiche richiamabili da memoria a memoria, un Oxford Inflator che dà una sorta di compressione parallela e un DeEsser sempre della Sony Oxford che è molto preciso e mi permette di ridurre la componente fastidiosa senza snaturare il suono della voce.

ZioGiorgio.it: non ci sono né monitor né Side, tutto IEM?

Ricky Carioti: per quanto riguarda il monitoraggio abbiamo un palco silenziosissimo, senza Wedge e amplificatori e utilizzo gli IEM Sennheiser serie 2000 con quattro macchine 300 che uso per i servizi tutti cablati in analogico. Per una questione di ridondanza, infatti, e per l’utilizzo di una eventuale console Spare, usciamo via Madi da entrambe le Consolle S6L ed entriamo in un Dotek che trasforma il segnale Madi in analogico e che permette di switchare rapidamente tra i due ingressi. Alcuni elementi della band (archi tastiera e batteria), utilizzano il Roland per il proprio monitoraggio ai quali mando dei bus premixati da me.

ZioGiorgio.it: parlaci infine delle radiofrequenze…

Ricky Carioti: abbiamo la sezione radio formata da Sennheiser serie 6000 come Main e Spare della voce di Elisa con Capsula SE V7 MC, serie 2000 con capsula Sennheiser 935 per le coriste e degli Axient sia Digital, sia il modello classico che utilizzo come Guest e servizi sul palco.

La Redazione
ZioGiogiorgio.it

© all rights reserved – NRG30 srl 2019
Vai alla barra degli strumenti