Modà – Testa o croce tour

Chi fa il nostro mestiere, si sa, deve sempre e comunque accontentare il committente e, nel nostro mestiere, il committente è spesso l’Artista, colui senza il quale lo show semplicemente non esiste, e se lo show non esiste…che te lo dico a fare

Con queste doverosa premessa – che è sempre bene ricordare – andiamo ad analizzare le scelte artistiche del tour dei Modà che, anche se interessanti e per certi versi originali, hanno in parte condizionato il lavoro della produzione e dei tecnici che sono stati in grado di portare a casa un risultato all’altezza della situazione.

“Un grande cinema”, ecco cosa volevano che venisse ricreato Kekko e compagni. Ed in effetti il palco c’è e non c’è (addirittura all’inizio dello show è completamente vuoto), uno spazio aperto in cui l’elemento scenografico principale è un fondale, rappresentato da un grande schermo panoramico dove venivano proiettati contenuti realizzati in gran parte dagli stessi artisti.
Nulla doveva frapposi tra lo schermo ed il pubblico: pochissimo backline, luci solo al di sopra o tutt’al più qualche cosa sul floor e anche l’impianto audio, relegato in fondo al palcoscenico, allo stresso livello del fondale, doveva rimanere seminascosto, come se i due cluster main fossero due enormi diffusori (giganti) di un televisore.

Voi attenti lettori avrete già capito di come questa non rappresenti propriamente una situazione ideale per fonici, sound designer e lighting designer: suono proveniente tutto da dietro con strumenti e microfoni  davanti e una zona piuttosto ampia completamente “off-limit” per tutto ciò che è luci al fine di non andare a sporcare lo schermo.

Eravamo molto curiosi di come la produzione riuscisse a “portarla a casa” ed alla fine è andato tutto bene! La crew tecnica ha fatto le scelte giuste (con gli uomini giusti…) e sagge, andando a ricercare la sostanza e la semplicità. Non di meno crediamo che anche un affiatamento ed una atmosfera realmente collaborativa, come non si vede spesso, abbiano contribuito alla riuscita dello show, merito di una gestione delle tempistiche e delle risorse umane evidentemente ben fatta e senza inutili stress.

Lo show, dal canto suo, ha funzionato a tratti, forse per causa di una certa “staticità” dovuta proprio alle scelte artistiche che, ad ogni modo, non spetta a noi giudicare…

ZioGiorgio.it: bentrovato Gianluca, dammi un’idea dei numeri di questa produzione.

Gianluca”Ciko”Cicognini: abbiamo sei bilici più uno dedicato al palco e un generatore al seguito, i fornitori sono sostanzialmente Agorà come Service, Tekset per la parte scenografica e progettuale (Igor Ronchese e Mario Zappa), Massimo Stage per il palco, CME per il generatore ed infine i trasporti di Celli Antonio.
In tour siamo circa una cinquantina di persone di crew fisse più i vari aiuti in loco, quindi come puoi intuire un tour “medio” ma comunque ben strutturato.

ZioGiorgio.it: puoi parlarci del concept di base?

Gianluca ”Ciko” Cicognini: come hai potuto notare c’è un palco molto spoglio, direi deserto, almeno ad inizio show! Questa idea nasce da una passione nemmeno troppo velata della band per il  cinema, tanto è vero che molti dei contributi che si vedono proiettai sono stati girati proprio da Kekko e compagni.
Quindi il concept di base era ricreare una scena che richiamasse un cinema, con un grande schermo posteriore, un palco essenziale, quasi completamente sgombro e nessun intralcio che potesse in qualche modo impedire la vista dei video. A tal proposito – per la gioia dei fonici – come avrai notato anche il PA è montato a fondo palco, in una posizione certamente in usuale.
Ti faccio notare che, proprio per evocare questa ambientazione di una sala cinematografica, è stato scelto di usare dei proiettori su uno schermo, magari rinunciando alla potenza che avrebbe offerto uno schermo a LED, ma con un risultato non voluto in questa occasione.
C’è un unico momento, nei brani più rock, in cui scendono dei Pod con dei motorizzati che creano un tipico effetto da concerto “tradizionale” se così vogliamo dire, ed è l’unico  momento in cui le proiezioni vngono messe momentaneamente in secondo piano.

ZioGiorgio.it: da quel che vedo ci sono almeno due aspetti particolari ed inusuali in questo show, l’impianto audio in questa posizione arretrata e gli schermi da proiezioni molti grandi, come avete gestito queste due cose?

Gianluca ”Ciko” Cicognini: in effetti abbiamo dovuto studiare bene la cosa ed anche in fase di allestimenti occorre stare molto attenti. Questi schermi della Peroni sono bellissimi ma anche esternamente delicati e vanno maneggiati con molta cura. Quindi devono andare su ed essere smontati con un metodo preciso e con tempistiche che abbiamo stabilito in fase di allestimento a Jesolo. L’impianto audio è posizionato dietro, quasi fosse un enorme sistema di diffusione del cinema, solo che qui c’è una band che suona e la cosa cambia parecchio, ma in questo senso ti diranno meglio i colleghi dell’audio…

ZioGiorgio.it: parlaci delle tempistiche.

Gianluca ”Ciko” Cicognini: entriamo la mattina ed usciamo quando va bene per le 2 e quando va meno bene dopo le 3, dipende anche dalla logistica del luogo. Considero questi tempi buoni in relazione alla quantità di materiale e alla delicatezza di alcuni smontaggi.

ZioGiorgio.it: oggi peraltro siamo arrivati presto e durante tutta la giornata ho riscontrato un bel clima disteso e collaborativo, non è una cosa scontata in molte produzioni. Come si fa per ritrovare questa situazione?

Gianluca ”Ciko” Cicognini: mi fa piacere che hai notato questo! Beh, questo è in primis grazie ai ragazzi, un gruppo fatto di persone realmente in gamba e professionali. Io nel mio piccolo cerco poi di coinvolgere sempre un po’ tutti i reparti nelle varie problematiche e nelle varie scelte perché, alla fine, la riuscita dello spettacolo è di tutti. Spingo sempre per un dialogo costruttivo e diretto, forse perché ho ricoperto un po’ tutte le figure del mondo del backstage, sia come tecnico sia come “operativo” prima di approdare al ruolo di Direttore di Produzione e quindi capisco quali possono essere le richieste e le criticità dei vari reparti.  Come vedi la porta dell’ufficio di produzione è sempre aperta, chiunque in qualsiasi momento può venire e mettere sul tavolo una richiesta o un suggerimento.
Quello che è certo che è stato fatto un piano di produzione ben strutturato in fase di allestimento e quello che mi aspetto è che tutto venga eseguito sempre negli orari stabiliti. Poi per far meglio c’è sempre tempo…

Spostiamoci quindi in sala dove in postazione F.O.H. troviamo Gianmario Lussana che da diversi anni segue i Modà e con i quali ha stretto un bellissimo rapporto di collaborazione

ZioGiorgio.it: ciao Gianmario, notiamo una postazione FOH abbastanza scarna, parlaci del tuo metodo di lavoro.

Gianmario Lussana: premetto col dire che non sono mai stato un amante nell’usare i Waves su DiGiCo ma con il nuovo sistema mi sono dovuto ricredere.
Il mio modus operandi è molto analogico, infatti, ho deciso di tenere i Plug-In non legati alle snapshot utilizzandoli, a parte per la catena della voce, non sui singoli strumenti ma sui gruppi creando una catena composta da un compressore multibanda, un Eq e un limiter che serve solo come prevenzione nel caso in cui partisse qualcosa di improvviso e forte.
Per quanto riguarda la voce, invece, ho una catena uguale su Maine spare composta da un De-esser, compressore multibanda e distressor.

ZioGiorgio.it: immagino che il PA in posizione arretrata non ti abbia facilitato il lavoro, quali sono state le difficoltà più grosse che ahi dovuto affrontare?

Gianmario Lussana: le difficoltà più grandi che abbiamo riscontrato in questo allestimento sono dovute, ovviamente alla posizione arretrata dell’impianto e sono state principalmente due: la prima è stata quella di riuscire ad eliminare il più possibile il suono diretto del rullante perchè non potendoci allineare come di prassi con la batteria, in alcuni punti del palazzetto si sentivano distintamente due suoni di rullante uno diretto e l’altro amplificato. In questo caso abbiamo optato per una soluzione solitamente utilizzata nelle tournée teatrali, cioè quella di utilizzare il plexiglass.
L’altro problema, che coinvolge direttamente i musicisti, è quello di avere la parte medio bassa sul palco, in ritardo rispetto alla fonte diretta che sentono in cuffia. Purtroppo grandi soluzioni non ci sono perchè è proprio un fattore di fisica acustica, l’unica accortezza è quella di non spingere troppo con la parte medio bassa e di creare un off-set che sia un buon compromesso tra noi e il palco.
Ovviamente, sia in fase di prove musicali, che di allestimento, ho lavorato sempre coordinandomi con Kekko e con la band in modo da navigare tutti nella stessa direzione ed aiutandoci a risolvere e ad affrontare i vari problemi. In virtù di questo abbiamo cercato di rendere il palco molto silenzioso mantenendo comunque una impronta rock.

ZioGiorgio.it: a proposito di rientri, come avete gestito la microfonzaione del palco?

Gianmario Lussana: la microfonazione della batteria è molto standard (SM57 sul rullante, Sennheiser 604 sui Toms, Beta 91, Beta 52 e Sub-kick per la cassa), l’unica particolarità è quella di utilizzare i trigger per pilotare l’apertura dei Gate sui Tom. Utilizziamo i Kemper per le chitarre, e 3 linee per il basso: una D.I, una diretta dalla pedaliera e una microfonica.
Per quanto riguarda la voce, abbiamo deciso di usare una capsula Beta 58, più per comodità che per scelta artistica

ZioGiorgio.it: pochi strumenti sul palco ma una grande energia musicale, come ce la spieghi?

Gianmario Lussana: grande importanza è data alle sequenze controllate da Lapo Consortini, che lavora con due Cymatic con i quali gestisce tutte le parti di archi, pianoforti e tastiere che non sono presenti on-stage e tutta la parte di program change MIDI per i Kemper, SMPTE, click e count.

Assistente di Gianmario è il buon Davide Grilli che spesso abbiamo incontrato in molte altre produzioni

ZioGiorgio.it: davide parlaci di questo PA e della sua posizione “anomala”

Davide Grilli: abbiamo un PA con una posizione molto insolita infatti è situato sulla linea del fondale che è costituito da un telo di proiezione cinematografica ed è per questo che in fase di progettazione è stato deciso di stravolgere i canoni ai quali siamo abituati creando l’impressione di essere al cinema.
Il PA,è quello standard da tuo nei palazzetti cioè 12 K1 + 4 K2 come downfill per parte più 6 KS28 per lato in cardioide. A rinforzo abbiamo anche dei sub SB28, delle Kara come frontfill e delle 12XT in punta per creare un senso di vicinanza tra l’artista ed il pubblico.
Il segnale viaggia in Dante dal Lake al quale arriva un LR strumentale + la voce separata in modo da poterla gestire più facilmente senza snaturarla vista la posizione insolita dell’impianto. Ovviamente arriva anche un LR dal palco che utilizziamo in caso di emergenza.

ZioGiorgio.it: immagino che la difficoltà più grande sia in fase di Tuning, quali trucchetti hai usato?

Davide Grilli: ovviamente la difficoltà più grande è stata quella di trovare una taratura che non rovinasse il suono ma che non andasse in feedback con i microfoni che per forza di cose sono tutti davanti al PA. Per evitare di spingere troppo l’impianto, abbiamo inoltre deciso di utilizzare sempre i Delay.
Vorrei spendere due parole su questa “scatoletta”che ho progettato personalmente che, mi permette di visualizzare in real time su Smaart le variazioni di Eq che imposto sull’LA-Net.

Sul palco, in postazione Monitor troviamo Remo Scafati personaggio storico nel mondo Agorà

ZioGiorgio.it: ciao Remo, immagino che con un PA così arretrato, abbiate optato per un palco molto silenzioso

Remo Scafati: abbiamo un palco abbastanza silenzioso con tutti gli ascolti in IEM attraverso i Sennheiser SR 2050, a parte il batterista che ha un suo mixerino personale con 16 ingressi dove gli mando la batteria separata, un mix di band, un mix di sequenze e la voce. A rinforzo del suo ascolto ha un piccolo sub dietro di sé.

ZioGiorgio.it: quali tecniche hai utilizzato in fase di mix?

Remo Scafati: avere il PA alle spalle è sicuramente un fattore da tener ben presente in fase di mix ed è per questo che ho cercato di pulire molto i rientri soprattutto nei microfoni della batteria attraverso i Gate. Per il microfono Main, che è uno Shure UR4 con Capsula Beta58, invece, l’unica soluzione è quella di seguirlo il più possibile. L’ascolto di Kekko passa da una matrice dove sommo la band (processata da un finalizer in modo da tenerla “impacchettata”) con la voce dry e quella effettata.

A concludere la parte tecnica incontriamo Alessio De Simone, Lighting Designer dello show e Mauri Maggi che gestisce la parte Visual.

ZioGiorgio.it: bentrovato Alessio, cominciamo subito con la parte artistica. Parlaci del concept e del processo creativo…

Alessio De Simone: il concept nasce da Mario Zappa e Igor Ronchese che insieme all’artista hanno ideato uno show che parte con un palco completamente vuoto con videoproiezioni su schermo nero. Da li l’esigenza di non bagnare mai lo schermo con le luci e creare comunque dei look belli da vedere dando la precedenza alle proiezioni. Motivo per cui ho scelto di utilizzare cinque pod che partono dal tetto e che scendono sul lato posteriore per avere le luci in scena quando ne ho bisogno. L’imprinting è prettamente teatrale, con la presenza di numerosi tagli, un piazzato equilibrato e fixture non estremamente potenti, proprio per lasciare il giusto spazio alle proiezioni.
Il live parte pesante con il medley rock nella prima parte dove siamo costretti a scoprire le carte. L’effetto sorpresa arriva quando nella seconda parte entra il video, le luci lavorano più basse e l’atmosfera si trasforma completamente.

ZioGiorgio.it: nello specifico cosa utilizzi?

Alessio De Simone: per i tagli ho una serie di Claypaky 1500, DTS EVO sui cinque pod, posizionati in sequenza di tre, frontali sempre fatti con i 1500 di Claypaky, 4 Sharpy e 3 Sharpy Wash a terra per rispettare l’esigenza del palco pulito. Quando i pod sono in posizione bassa ho ottimi risultati con i gobos degli EVO, anche a basse intensità, mentre i frontali insieme ai tagli mi danno quel tappeto luminoso consono al palco e sufficienti se paragonati allo schermo nero. Chiudono il setup quattro segui da 4000W, due dei quali utilizzati al 15% – 20%  sul cantante, e i rimanenti impiegati nel momento in cui la band scende sulla penisola.

ZioGiorgio.it: immagino un gran lavoro di fotografia…

Alessio De Simone: esatto, il mio metro di misura erano i video fatti col telefonino dal pubblico, e per evitare la sovraesposizione del cantante ho lavorato molto sul bilanciamento continuo dei dimmer, con non troppa luce su artista data dai segui rigorosamente a 45° dal centro del palco, utile sia per non bagnare lo schermo, sia per consentire al cantante di guardare avanti senza rimanere abbagliato. Non ti nascondo che spesso – complice un gran lavoro di timecode che mi consente di avere entrambe le mani libere durante il live – eseguo personalmente alcune foto dal mio smartphone per poi correggere le intensità e trovare il giusto equilibrio con lo schermo.
Come si sa, la fotocamera dei telefonini mette a fuoco una porzione ampia e spesso l’elemento artista viene sovraesposto. Lavorando con questa particolare attenzione spero di aver accontentato fan, social e youtube (ndr. ride!).

ZioGiorgio.it: chiudiamo con la regia.

Alessio De Simone: uso la mia Hog4 e sfrutto il timecode che arriva dalle sequenze. Ho programmato una serie di cuelist madre, dalle quali eseguo richiami esterni ad altre cue tramite semplici macro che semplificano di molto la programmazione e l’esecuzione. Ho pre-programmato una decina di brani e organizzato tutto il timecode in anticipo, dove ho inserito tutto lo show luci, compresi frontali, flash, tagli ecc… Questa scelta mi permette di seguire meglio i seguipersona ed eseguire al meglio il bilanciamento di cui ti accennavo prima.
Per un migliore risultato a basse intensità luminose, ho scelto inoltre di gestire da console anche le luci servizio per la band, che durante l’esibizione si accendono e spengono dove e quando è necessario.

ZioGiorgio.it: un tuo personale feedback sul ritorno ai tour?

Alessio De Simone: essere tornato in questo ambiente mi da entusiasmo, ed ho constatato che spesso la voglia di fare viene prima dell’esperienza e della professionalità e ti porta a fare cose che non ti aspetteresti. Complice un team di professionisti con i quali sto condividendo questo tour che mi ha aiutato a sfruttare al meglio le tecnologie a disposizione e portare a casa un risultato tutto sommato semplice all’apparenza ma veramente bello da vedere.

ZioGiorgio.it: ciao Mauri, in questa produzione hai un bel po’ da fare e la parte Visual la fa quasi da padrona; come è stato gestito il progetto?

Mauri Maggi: mi sono occupato della gestione e della regia delle immagini e delle grafiche Live negli schermi create da Bruno D’Elia.
Quest’anno il progetto di Igor Ronchese prevedeva un grande schermo NERO posteriore come fondale, più due laterali su cui 8 proiettori laser forniti da Agorà e gestiti da Fabio Ciccone, in modo da creare uno spirito “cinematografico”. Serviva un grande equilibrio fra Luci e proiezioni. L’effetto era caldo e “analogico” nonostante la tecnologia digitale.
La regia video controllava  4 telecamere , più  alcune altre robotizzate e con i nostri mediaservers, capitanati da Salvatore Billeci, si inviavano le immagini grafiche e live . Un buon equilibrio e un’atmosfera tranquilla sia da parte della squadra tecnica sia della produzione, ha permesso di lavorare molto bene per il ritorno di questo gruppo, con Kekko leader, che richiama sempre molto pubblico.
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