L’altra metà Tour by Renga: lo show luci

Jo Campana, Lighting Designer che da anni segue in tour Francesco Renga, ha voluto condividere la sua esperienza con il tour L’altra Metà, da lui stesso definito “a budget non illimitato“, e che per questo motivo ha consentito di analizzare e ottimizzare al meglio idee e concetti e mettere in gioco la propria creatività per far risaltare nel miglior modo possibile il messaggio dell’artista.

PHOTO BY GIANNI GRANDI

Partendo dal titolo dell’album, L’Alta Metà, che ritrae Renga in copertina davanti ad uno specchio che ne duplica l’immagine, Campana ha scelto di lavorare su un look con delle superfici specchianti, asimmetriche nelle dimensioni e nel posizionamento, dove l’immagine di Renga e dei musicisti sul palco possa venire replicata, moltiplicata e differenziata a seconda del punto di vista dello spettatore. Un approccio che potrebbe essere riassunto citando l’opera di Pirandello uno, nessuno, centomila, come lo stesso Jo ci confida.

PHOTO BY GIANNI GRANDI

Il risultato è una scena composta da 5 totem specchianti realizzati ad hoc al quale sono stati applicati alcuni moduli LED visibili solo quando riflessi del grande specchio posizionato sul fondale, lungo 11 metri e alto 4.50 metri. Un utilizzo meno convenzionale e banale rispetto al solito LEDWall a vista, e che non consentiva al pubblico di capire da dove provenissero le grafiche che apparivano sul fondale.

Uno show sicuramente di grande impatto, realizzato con soli 2 universi DMX, 28 fixtures, 8 tecnici e 50 date in 70 giorni. Godetevi l’intervista!

ZioGiorgio.it: partiamo dal concept, un’ispirazione che parte dal titolo del tour ?

Jo Campana: si, in effetti il titolo dell’album e la relativa copertina che ritrae Francesco di tre quarti davanti ad uno specchio sono stati un riferimento significativo per quello che poi è stata l’idea scenografica che ho sviluppato. Per diletto e per puro esercizio personale, da qualche anno lavoravo intorno a questo concetto e quando Francesco è uscito con questo disco mi sembrava fosse l’occasione adatta per dargli forma e concretezza.
Una ‘ fotografia’ basata su un gioco di riflessioni, rifrazioni, repliche, scomposizioni dell’immagine e della luce, una sorta di disorientamento visivo, un caos organizzato di cui io stesso non conoscevo fino in fondo le modalità con cui potesse essere gestito. Credo sia stato proprio questo elemento di ‘incertezza controllata’ quello che più mi ha stimolato e convinto nel perseguire questa strada.
Volendo aggiungere carne al fuoco ed enfatizzare ulteriormente il “burdèl” [NDR. Jo dice proprio così], ho pensato fosse necessario un utilizzo inusuale e poco convenzionale dei moduli LED, cioè a scomparsa, posizionati sul lato posteriore delle cinque colonne asimmetriche e coperte sulla parte frontale da materiale specchiante; le grafiche e i disegni animati erano così visibili e intellegibili al pubblico solo quando riflessi sul grande fondale specchiante posto come backwall.

ZioGiorgio.it: come siete riusciti a coniugare la triade Efficacia/Realissabilità dell’idea – logistica – tempistiche di montaggio con un budget che in questi casi di solito non è mai illimitato?

Jo Campana: direi che in queste circostanze paradossalmente è molto semplice: si stabilisce un ordine di priorità e da lì non si scappa. Nel nostro caso gli elementi scenografici composti da 60 pannelli quadrati specchianti mt 1,10 cad, hanno dettato legge e in qualche modo orientato la scelta del resto del materiale al seguito sia in termini economici che logistici. Tutta la produzione (musicisti compresi) ha sposato e condiviso la causa limitando al minimo indispensabile, ognuno per il suo comparto, la propria attrezzatura in tour.
Aggiungo che il calendario prevedeva 50 date in due mesi e mezzo con spostamenti a volte estremamente impegnativi ed è stato un altro elemento per cui è stato fondamentale ottimizzare al massimo le risorse tecniche ma soprattutto umane! La squadra del service MisterX era composta da 8 persone, in media si montava il tutto in tre o quattro ore e alla sera in un’ora e mezza le porte
del camion erano chiuse. Direi un ottimo risultato!

ZioGiorgio.it: raccontaci il disegno luci

Jo Campana: riagganciandomi al discorso di priorità appena fatto, il mio unico obbiettivo era quello di valorizzare l’idea di fondo, cioè lo specchio, e va da sé che la scelta è risultata quasi obbligata sia numericamente, sia riguardo la tipologia di fari, dovendo così considerare corpi illuminanti piccoli, agili e pochi… o meglio quelli che ci stavano sul bilico dopo aver caricato impianto audio, regie, video, specchi e backline. A volte, quando non ti propone alternative, la vita può essere anche più semplice! Diciamo che lo stratagemma delle riflessioni sugli specchi ha aiutato in tal senso facendo sembrare il parco macchine un po’ più ricco di quello che in realtà era!
Tornando al punto, ho posizionato 2 Mac Aura per ogni totem ad altezze diverse, una ventina di pezzi sul floor tra cui 6 Claypaky Mythos, una backtruss con 7 Mythos e 6 Aura, una front truss con 8 Aura. Stop.

ZioGiorgio.it: vuoi descriverci il processo di pre-viz, pre-programmazione fino ad arrivare alla regia, come ti sei organizzato il banco ecc…?

Jo Campana: in realtà ho utilizzato il software di pre-visualizzazione solo in fase progettuale e attraverso Wysiwyg mi sono potuto rendere conto quale senso estetico potesse avere il progetto, quali le ipotetiche potenzialità e quali gli eventuali rischi.
L’elemento specchio è sempre stato visto e trattato con diffidenza e timore da chi lavora con la luce ma tutto sommato devo riconoscere che la bestia non è stato poi così difficile da domare.
Nessuna novità di rilievo per quanto riguarda la console, solito set-up standard e pre-organizzazione preset su una GrandMA2 Light, con cui editavo anche i contributi video e tutta la baracca programmata in quattro notti insieme al fidato Stefano Sebastianelli.
Desidero infine fare un paio di sinceri ringraziamenti: il primo a tutto il team di MISTER X Service, sempre sul pezzo, con in primo piano Luca Sabba Casadei, valida spalla sul campo ma ancor di più prezioso nell’ottimizzare e limare i dettagli durante la pre-produzione, il secondo ai ragazzi di EMIRAF per la realizzazione delle scenografie.

Walter Lutzu
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