Sanremo 2021: intervista a Mario Catapano e Franco Calvini

Una edizione del festival, quella appena terminata, che se da un lato è stata privata dalla vicinanza con il pubblico e con i fan all’interno del teatro ma soprattutto tra le strade di Sanremo, per quello che riguarda gli addetti ai lavori del mondo dello spettacolo, è stata una vera e propria boccata di ossigeno.
Un festival in cui ha trionfato il rock con la vittoria dei Måneskin, gruppo romano vincitore di X Factor 2017, quasi a spezzare la tradizione della classica canzone da Sanremo, contrapponendosi con forza al periodo di depressione causata dalla pandemia in corso.

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In questo articolo abbiamo voluto approfondire la parte visual di questo festival, intervistando Mario Catapano, direttore della fotografia RAI e Franco Calvini, fornitore di una parte del rig luci.

Molte le novità presenti in questa edizione, a partire dalla nuova ed innovativa fixture BeaSt di SGM che ha esordito in Italia proprio a Sanremo e che abbiamo voluto inserire tra i prodotti “belli anche di giorno”, visto il particolare design che accompagna le prestazioni di livello che potete approfondire qui.

Presente anche il nuovo JDC Line 500, una fixture ibrida di punta di GLP che combina una potente linea stroboscopica con un potente dispositivo di mappatura RGB dei pixel LED e il Wash DTS Alchemy 5, sempre più scelto da Lighting Designer di tutto il mondo per il suo sistema di mix colore che genera una distribuzione decisamente uniforme del fascio luminoso lungo tutto lo spettro della luce visibile.

Cominciamo quindi con Mario Catapano che ci racconta le fasi di concept e realizzazione, oltre ad alcuni feedback sull’edizione 2021 di Sanremo.

ZioGiorgio.it: bentrovato Mario, partiamo dal tuo rapporto con Sanremo e dal concept del progetto

Mario Catapano: sono al mio quinto a Sanremo, uno con Carlo Conti, due con Baglioni e due con Amadeus.
Quest’anno siamo partiti dalla scena realizzata da Chiara e Gaetano Castelli, insieme ai quali abbiamo cercato di capire come entrare con le luci. Si trattava di una scenografia molto prospettica su cui ho potuto fare molto in termini di illuminotecnica. E’ stato un confronto molto collaborativo, con un perfetto equilibrio e un vero e proprio gioco di squadra.
La totale assenza di pubblico ha consentito inoltre di far venire fuori ancora di più la scenografia grazie ad una serie di fixture che la illuminavano dalla platea.

ZioGiorgio.it: quali sono i punti di forza di questo progetto?

Mario Catapano: prima di tutto gli effetti dati dalle scale. Inizialmente si pensava ad una scala fatta di LED, mentre successivamente abbiamo scelto una serie di barre dinamiche che gli scenografi hanno approvato in pieno e che si sono rivelate utili per accecate, stacchi, ritmi e mapping.
Altra particolarità sono i beam/strobe disposti ad arco su più livelli e a terra, anch’essi concordati insieme a Chiara e Gaetano, e che si integravano perfettamente per il loro design con gli oblò, ottenendo così un disegno esteticamente futurista che richiamava una sorta di “stargate”, o una navicella spaziale.
Quest’ultimi beam/strobe ben integrati nella scenografia sono stati installati mantenendo gli appendimenti senza penalizzare le altre fixture. Una scena bella da vedere anche a luci spente! Considera che erano presenti circa 580 fixture.

Prima esibizione di Mahmood. Il palco quasi completamente spento e illuminato dalla platea.

ZioGiorgio.it: voi specificare meglio l’utilizzo delle barre dinamiche?

Mario Catapano: noi parliamo di luci, ma considera che la scena era tutta mappata e per me è luce anche quella in quanto non è solo grafica. Infatti non è stato utilizzato solamente per la distribuzione di contenuti video ma da “luciai” cambiando la scena intera a seconda della canzone.
Dall’esterno accendevamo i profili nel vero senso della parola e la scena entrava ed usciva.
Ancora una volta voglio ringraziare gli scenografi che si sono affidati alla mia gestione ed hanno avuto fiducia in me e l’operatore Madrix Claudio Cianfoni per Event Management che ha lavorato benissimo sia in fase di gestione, sia in fase di realizzazione, avendo a che fare con un numero molto elevato di universi.

ZioGiorgio.it: come avete operato per quanto riguarda la programmazione e l’esecuzione delle scene?

Mario Catapano: naturalmente tutto andava in timecode. Durante le prove degli artisti davamo un impronta generale, successivamente acquisivamo la timeline e durante la notte sincronizzavamo il tutto. Avevamo a disposizione una Compulite Vector per gli effetti gestita da Quintico Caci e una seconda console sempre Vector dedicata al controcampo con Danilo Luongo. I bianchi sono stati gestiti dal capo squadra elettricisti Adriano Barbanzolo, mentre la programmazione Madrix è stata splendidamente controllata da Claudio Cianfoni.

ZioGiorgio.it: parlaci delle tempistiche di progettazione ed allestimento

Mario Catapano: il tutto è cominciato a luglio con un primo confronto con gli scenografi. A seguire ho cominciato la progettazione, ricerca prodotti, simulazioni ecc…
L’allestimento vero e proprio è cominciato il 3 gennaio in piena zona arancione per cui dovevamo essere in pochi sul palco, e lavorare divisi nelle varie zone del teatro per evitare assembramenti. Naturalmente eravamo soggetti a tamponi ogni 72 ore, e non avevamo un momento per staccare con la testa. E’ stato un periodo pesante ma affrontato con un grande impegno da parte di tutti.
Come dicevo la fase di progettazione è cominciata a luglio 2020, dove ho visto per la prima volta la scena e ho seguito passo passo l’evoluzione della stessa con le varie idee nate da un confronto molto costruttivo tra tutte le parti coinvolte. Da settembre ho cominciato a realizzare il progetto vero e proprio.
Al termine della settimana del festival ho seguito lo smontaggio, sbrigato le faccende burocratiche e gestito i fornitori. E finalmente a 6 giorni dalla chiusura del festival torno a casa.

ZioGiorgio.it: com’è lavorare con platea vuota?

Mario Catapano: sicuramente le immagini a livello televisivo erano meno calde, l’assenza di pubblico ha pesato nei controcampi, e non è mistero che con una platea presente è tutta un’altra cosa. D’altro lato è stato possibile giocare di più con i fasci.

L’effetto dato dai GLP JDC Line 500

ZioGiorgio.it: quindi bilancio finale?

Mario Catapano: ho creduto nelle nuove tecnologie, alcune specificate per la prima volta in Italia. E come spesso si dice, la fortuna aiuta gli audaci. Il supporto dai vari fornitori e dai product specialist delle aziende produttrici è stato continuo e di qualità. A Sanremo quest’anno c’era qualcosa di nuovo che va oltre il classico beam, wash multi-funzionale a cui eravamo abituati, e la differenza si è vista.
Abbiamo avuto qualche rallentamento nella fase di setup dovuto soprattutto ai tamponi, che suscitavano paura per quanto riguarda il responso, oltre al forte senso di responsabilità ed estrema attenzione per evitare contatti e possibili contagi. Diciamo che ila difficoltà principale era dovuta allo stato mentale che andava ad aggiungersi allo stress dato dalle tante ore di prove e da un impegno costante.
Vorrei tornare ancora una volta su Chiara e Gaetano Castelli, che si sono fidati di me e mi hanno lasciato in mano la loro scena durante le esibizioni. Una Scena trasformista dove potevo fare qualsiasi cosa. E’ una situazione che capita difficilmente, con scena e luci uniti come una cosa unica. Per me un vero e proprio regalo. Raramente si lavora così in sintonia!
Ringrazio infine la mia azienda, Rai, che in un momento così difficile è riuscita ad adottare un protocollo Covid molto rigido ed efficace che ha dato sicurezza a tutti i lavoratori. Un sistema elogiato dallo stesso CTS.

Durante l’allestimento, abbiamo contattato Franco Calvini, titolare di Calvini Light Equipment Service, azienda che si è occupata dell’installazione delle fixture luci, e che ci aveva anticipato l’impiego degli SGM Beast (potete leggere l’articolo qui). Nell’intervista che segue riproponiamo uno stralcio dell’intervista insieme ad un ulteriore dettaglio sulle fixture impiegate.

ZioGiorgio.it: andiamo a dare un po’ di numeri. Quali fixture erano presenti e in che quantità?

Particolare degli Alchemy 5 di DTS

Franco Calvini: a Sanremo erano presenti 30 fixture SGM G7 BeaSt, utilizzate per la prima volta in Italia all’interno di un evento, una notevole quantità di proiettori ROBE, tra cui 120 Pointe, 24 Megapointe, 125 LedBeam 150, 54 Spiider, 64 T1 Profile, e 4 Robe Robospot per la gestione remotata dei followspot T1. Completano il setup 20 proiettori motorizzati DTS Alchemy 5, installati lateralmente sul primo e secondo arco del palco, e come contro-luce sulla platea, 20 Claypaky Shapy Wash e 50 barre a Led Dinamiche GLP JDC Line 500 per gli effetti dai gradini della scala. Le luci bianche sono state fatte con una notevole quantità di sagomatori ETC e proiettori fresnel da 650 e 300W. Infine la gestione del parco luci è stata affidata a due console Compulite Vector Blu, mentre tutto il sistema scenoluminoso era gestita da una console Grand Ma2 e software Madrix.

ZioGiorgio.it: parliamo dell’esordio di una delle novità tecnologiche apparse per la prima volta sul palco dell’Ariston. Come sei venuto a conoscenza del BeaSt di SGM?

Franco Calvini: sono venuto a conoscenza di questa macchina tramite un vostro articolo apparso durante il 2020 e da qualche rumor durante l’ultimo Prolight+Sound nel 2019. Successivamente è arrivata una richiesta specifica da parte sia del direttore della fotografia, sia da chi si occupa delle scenografie e che vedeva questa testa mobile idonea per le sue particolari caratteristiche. Si tratta di un tracciante unico, capace anche di proiettare un controluce sul soggetto avvolgendolo senza colpirlo. Una soluzione molto utile per certi tipi di ripresa, visto che il fuoco non va a finire direttamente in camera.

ZioGiorgio.it: anche per te un bilancio finale…

Franco Calvini: in questo momento non mi vengono in mente le parole più appropriate per definire l’ impianto e la gestione luci davvero superba e certosina allo stesso tempo, il lavoro fatto dal direttore della fotografia è stato davvero magistrale. Ha saputo coniugare luci, grafica e scenoluminoso in modo da poter passare da un nero evidente e minimalista ad un esplosione di luci e colori.

Walter Lutzu
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