Midas Heritage-D: l’esperienza di Foxsound

Una stagione, quella appena trascorsa, caratterizzata da una mini-ripartenza di produzioni medio-piccole e da una ripresa di investimenti da parte di Service e Rental Company, supportati in uno sforzo comune da produttori e distributori. In questo articolo abbiamo raccolto un importante feedback da parte di Carlo Volpe di Foxsound, service abruzzese nato nel 1987 con base a L’Aquila che ha all’attivo numerose esperienze con artisti internazionali in numerosi festival ed eventi.

Con Carlo abbiamo parlato della sua esperienza con in prodotti Midas, ed in particolare con l’ultimo nato Heritage-D, un mixer di fascia medio alta, dotato di importanti innovazioni focalizzate sulla semplicità di utilizzo, mantenendo il livello di qualità sonora che da sempre ha caratterizzato questo brand.
L’Heritage-D, lanciato nella seconda metà del 2019, raccoglie il meglio della tecnologia di casa Midas e implementa per la prima volta in un mixer audio il concetto di intelligenza artificiale. Si tratta di un pulsante presente su ogni canale di ingresso che, analizzando l’audio in entrata, individua il tipo di strumento, proponendo 6 tipi di equalizzazioni e compressioni.
Inoltre, grazie ad una serie di vere e proprie esperienze sul campo, Carlo evidenzia soprattutto la praticità di utilizzo del banco come mixer sala/palco, e la funzione Flexi–Aux Processing, che consente di raggruppare e distribuire in modo smart diversi segnali con pochi semplici tocchi. Godetevi l’intervista!

ZioGiorgio.it: bentrovato Carlo, andiamo diretti al punto: cosa ti ha convinto nella scelta di questo mixer?

Carlo Volpe: sono utente Midas sin dai primi tempi dell’avvento dell’era digitale, parliamo quindi da quando sono nati i Pro6. Per me è stata un’evoluzione naturale arrivare ad oggi, continuando a essere convinto di avere sotto mano un prodotto estremamente valido.

ZioGiorgio.it: parlaci dei punti di forza del sistema.

Carlo Volpe: uno dei punti di forza del Midas da sempre è stato il suono, che secondo me rimane una delle cose principali che deve fare un banco. Chiaramente il primo approccio di Midas verso il mondo digitale è stato quello di dare precedenza a questo aspetto, probabilmente per far sentire meno la mancanza dei preamplificatori dell’XL4, e hanno messo da parte tutto ciò che riguarda l’interfaccia utente con la macchina e l’interfaccia della macchina verso tutto il mondo di protocolli e possibilità digitali che si è sviluppato negli anni.
Ora, Heritage-D risolve molti di questi aspetti, grazie ad una interfaccia utente veramente rapida, veloce ed intuitiva, che raccoglie e migliora molti degli sviluppi affrontati nel corso degli anni mantenendo l’eccezionale qualità del suono.
L’interfaccia verso il mondo esterno e l’interfaccia digitale è diventata all’altezza di quello che è oggi la tecnologia, con una rapidità di accesso a tutte le funzioni estremamente facile, comoda e confortevole. E questo lo dico io che ho acquistato, ma anche i tecnici che ruotano normalmente intorno a me e i professionisti che ho incontrato nel corso della stagione estiva a Umbria Jazz e in numerosi altri eventi. Tutti hanno riscontrato queste capacità e le varie possibilità offerte dal banco, considerando che è una macchina che ha avuto la possibilità di andare realmente sul campo solo di recente.
Abbiamo impiegato Heritage-D in diversi modi e una delle cose che mi ha colpito sono i famosi Flexi-Aux che sono una genialata quando stai lavorando sul palco e hai la necessità di raggruppare una serie di canali distribuendoli facilmente.

ZioGiorgio.it: oltre a Umbria Jazz Festival, puoi dirci dove hai specificato l’Heritage-D

Carlo Volpe: quest’estate ho potuto inserirlo in diversi eventi, in particolare al festival di Terracina, all’interno del Tempio di Giove, l’evento jazz a L’Aquila per il sisma. Diciamo tutti eventi di media dimensione.

ZioGiorgio.it: quindi possiamo definire l’Heritage-D ideale per un utilizzo standard?

Carlo Volpe: si esatto, ho potuto apprezzare le sue funzionalità soprattutto quando l’ho usato come sala/palco con 50-60 canali che per la macchina e niente al momento. Mi aspetto però che presto aggiungano l’interfaccia verso il mondo AVB che ormai sembra diventare sempre più uno standard al pari del suo competitor DANTE. Anche perché molti brand stanno già lanciando sul mercato banchi che sfruttano questo protocollo, per cui mi attendo che questa cosa venga sviluppata a brevissimo.

ZioGiorgio.it: hai mai avuto necessità di outboard esterni con questo banco?

Carlo Volpe: credo che non ci sia l’esigenza di macchine esterne, e ad oggi nessuno mi ha richiesto device aggiuntive. La compressione così come l’equalizzazione era ottima già nella vecchia serie. Ad un mixer digitale poche volte succede che se effettui una variazione di 1 o 2 db si senta qualcosa; Devi fare un discreto scavo per notare una variazione e invece con questo mixer si sente e come. Quindi già parti da uno standard di suono elevato.

ZioGiorgio.it: un giudizio finale?

Carlo Volpe: con questa nuova serie spero che il brand Midas torni ai livelli di qualche anno fa. Sto lavorando con un prodotto che per le sue capacità e funzionalità, ha una accessibilità economica molto interessante. Il distributore Prase sta facendo di tutto – e lo tocco con mano tutti i giorni – per portare avanti una politica giusta e sana affinché il prodotto abbia il riscontro che merita.

ZioGiorgio.it: visto che abbiamo citato il distributore, che supporto ti sta dando in generale?

Carlo Volpe: è una struttura assolutamente all’altezza della situazione. La mia esperienza con Prase è nata quando hanno preso la distribuzione di Midas e Shure e in breve tempo si sono dotati di una struttura che segue veramente i service, con un personale competente e sempre a disposizione.

ZioGiorgio.it: andiamo un po’ off topic. Com’è stato ritornare ai ritmi di oggi dopo una pandemia?

Carlo Volpe: chiaramente non vedevo l’ora di ripartire quest’anno. La voglia e l’aspirazione è tanta, anche se poi ti scontri con vari tipi di difficoltà a vari livelli, come l’organizzazione che magari chiaramente deve fare molte più cose rispetto a prima per realizzare un evento e ti chiede di supportarli sotto vari aspetti.
Le aziende come la mia, dopo la pausa forzata, hanno perso un po’ di ritmo. Quello che prima montavi tendenzialmente in tre ore, oggi lo fai in cinque ore, cinque ore e mezza. Aggiungi il fatto che non ho ritrovato parte del personale con cui ero abituato a lavorare e con cui c’era un particolare feeling, e quello ti crea un ulteriore ritardo. Purtroppo diversi tecnici hanno cambiato mestiere, e questa è una cosa che purtroppo esiste e con cui bisogna fare i conti.
Io personalmente con una azienda che oggi sta al 60% forse 70% del fatturato rispetto al 2019, mi sembra aver fatto una fatica immane rispetto al passato (NDR. Ride!).

Info: www.prase.it

Vai alla barra degli strumenti