Cremonini Stadi 2022: l’Audio

Cesare Cremonini torna in tour e lo fa con una produzione di altissimo livello che, per dispiegamento di forze e materiali, proietta il cantautore bolognese tra i “big three” di questa estate 2022.

Motivo di grande interesse in questo articolo dedicato all’audio è la presenza di un team tecnico dal respiro internazionale, un cambiamento ed un salto di qualità voluto da Cesare Cremonini stesso che ha chiesto al suo referente tecnico Marco Monforte di ingaggiare professionisti eccellenti a livello mondiale.

La scelta è ricaduta sul fonico Antony King (Foo Fighters, The Cure e Depeche Mode, giusto per elencarne tre) e Maxime Menelec, tecnico di fiducia di L-Acoustics, alla gestione del PA.
Completano la squadra Enrico Belli, fonico di palco, Ivan Omiciulo alle radiofrequenze e un team di backliner fatto di molti volti conosciuti.

Avevamo già incontrato sia Antony che Maxime negli anni e sapevamo bene che ci sarebbe stato di che divertirsi e di che argomentare…

La domanda che ha girato nell’ambiento, inutile negarlo, è stata se di fatto ci fosse realmente bisogno di ricorrere ad un fonico (ed un System Engineer) “stranieri” per mixare lo show di Cesare Cremonini.
Non abbiamo professionisti all’altezza in Italia?
Marco Monforte ci ha spiegato il perché di questa scelta e ci ha raccontato com’è stato lavorare con Antony e con tutto il resto della crew audio.

Qual è il nostro punto di vista?

Come prima cosa ci viene da pensare che nel 2022, dopo che il mondo è cambiato definitivamente, continuare a guardare il solo nostro orticello è quantomeno riduttivo.
In seconda battuta dal momento che l’Artista chiede espressamente di percorrere questa precisa strada “internazionale” – per di più pagando di tasca propria – la questione, di fatto, non si pone.
Il terzo punto è che, talvolta, rimescolare un po’ le carte e guardare a cosa fanno gli altri, con la possibilità di imparare tutti qualche cosa, non fa mai male…

Passando al concerto, ed al suono, beh, a noi è piaciuto ed anche tanto, ma siamo altrettanto sicuri (e qualcuno ce lo ha anche detto direttamente ndr) che non a tutti gli addetti ai lavori sia piaciuto questo approccio, fermo restando che ciò che piace a noi ed agli addetti ai lavori conta di fatto poco o nulla…

Non spetta a noi neppure decidere se questo è il suono giusto per un cantautore come Cremonini (peraltro molto carico e grintoso sul palco ndr) ma ciò che abbiamo ascoltato è un mix molto emozionale, caldo, potente e soprattutto ricco di colore e sfumature dinamiche.
Quello che più ci ha colpito è il low end poderoso, a tratti “selvaggio” ed un balance il continuo movimento, decisamente “suonato”.
Antony King (insieme ad altri fonici con questa esperienza internazionale) è in grado di uscire con apparente facilità dagli schemi mentali e dai vincoli spesso autoimposti (vedi la spasmodica attenzione per la voce che abbiamo qui in Italia) per fare semplicemente ciò che si sente di fare in un preciso momento, anche se ciò significa alzare di +6dB una chitarra o uno “special”, per fare un esempio concreto.
Per fare ciò sono necessarie certamente molta fiducia nelle proprie capacità, autorevolezza e senso della musica, tre doti non così semplici da trovare tutte insieme…

Prima di partire col giro di interviste non possiamo certo dimenticare l’eccellente lavoro di Maxim Manelec sul PA L-Acoustics anch’esso, a suo modo, differente da ciò che siamo abituati a vedere negli stadi qui in Italia.

Antony King al mix FoH.

ZioGiorgio.it: Antony, la mia prima curiosità è relativa a quelle che secondo te sono le differenze nel lavorare in Italia, rispetto alle molte altre esperienze che hai regolarmente in giro per il mondo.

Antony King: beh, potrei esordire con il classico vecchio “joke” dicendoti che il cibo è migliore, che poi è anche vero! (ride divertito). Per la verità il materiale è lo stesso, il PA è quello che sono solito usare, gli stadi beh…sono stadi. Quindi in ultima analisi non cambia nulla. Quello che per me è diverso è il genere musicale, molto melodico. Sono cresciuto in Francia e devo dire che ho sviluppato un certo feeling con la cultura latina, però non capisco nulla o quasi di ciò che canta Cesare, ma io considero la voce uno strumento, importante ma sempre uno strumento.
Posso “sentire” che sono belle canzoni con belle melodie e ho anche capito che al pubblico piace cantare ogni singola parola delle canzoni, un aspetto da tenere in considerazione. In questo Marco Monforte mi ha aiutato molto.

ZioGiorgio.it: il fatto che tu non comprenda i testi può in qualche modo ostacolare il tuo lavoro?

Antony King: posso comprendere la storia del brano ma per quel che il mio lavoro ciò che realmente importa è comprendere a livello di feel il brano, in questo senso la musica è musica, non importa in quale lingua venga cantata. Io ricerco sempre un mix ed un sound molto emozionale, devo far divertire e ballare le persone che aspettano questo momento da chissà quanto tempo. Guardo spesso il pubblico attorno durante lo show ed in base alle loro reazioni ho la conferma se sto facendo bene il mio lavoro o devo cambiare qualche cosa…

ZioGiorgio.it: ti è stato chiesto qualche cosa in particolare quando sei arrivato alle prove, oppure hai avuto carta bianca per mix e sonorità?

Antony King: c’è stato un confronto molto serrato con Marco e i referenti musicali, ma io ho cercato di mettere quelle che erano le mie emozioni nel mix. Credo che se hanno scelto me per questo lavoro è perché apprezzano ciò che ho fatto con altre band e di conseguenza si aspettano un certo tipo di sound.

ZioGiorgio.it: nel tuo mix si può ascoltare, oltre ad una cura generale di tutto lo spettro, un low end potentissimo e molto coinvolgente. Come tratti questa parte di banda e come ottieni questo suono?

Antony King: è strano che tu mi dica ciò, non è un qualche cosa che ricerco in maniera così ossessiva. E’ vero, qualcuno mi ha già fatto notare questo aspetto, ma ancora una volta devo dirti che è un qualche cosa che arriva in maniera naturale. Ad ogni modo il low end è importantissimo, soprattutto in uno stadio. Qui i ragazzi (il pubblico) arrivano belli carichi e vogliono ballare e gridare per tutto lo show, bisogna dargli ciò che chiedono ed il “punch” è forse la cosa più importante, ancor più che il volume generale. Il pubblico viene qui per vedere Cesare che è un cantante cool, ha un palco spettacolare e canta i pezzi che loro amano. Non credo che siano in molti tra il pubblico interessati ad argomentare in merito al pianoforte che dovrebbe essere 1 o 2 dB più alto nel mix o cose del genere; a parte forse noi qui in regia! (ride ndr).
L’energia è la parte più importante dello show per me, la chiave è intrattenere e per fare questo devi coinvolgere il pubblico. Puoi anche fare un mix stilisticamente perfetto, ma ti assicuro che ti accorgi se non riesci a “catturare” il pubblico. In questo senso anche un mix rischia di essere noioso se non è sufficientemente seguito.

ZioGiorgio.it: passiamo alla regia, sei ancora uno di quelli che usa parecchio hardware esterno nel set up. Puoi descriverci quantomeno le macchine chiave?

Antony King: perché dovrei preferire migliaia di dollari di plugin quando posso avere la versione reale? Io sono certamente fortunato perché nelle produzioni in cui lavoro posso chiedere ed ottenere queste macchine.
Non fraintendermi, ci sono molti ottimi plugin ottimi che uso regolarmente, ma alcuni outboard sono per me incredibili e ancora superiori.
Pensa che ci sono macchine esterne che introducono fruscii o rumore e sono orribili per questo, ma le adoro comunque!
(il concetto non rende particolarmente bene nella traduzione italiana, ma fate un piccolo sforzo di comprensione n.d.r.)

ZioGiorgio.it: vorrei chiederti in merito a due outboard in particolare, quelli in alto a destra nel rack. Li stai utilizzando per “impacchettare” il mix ed ottenere quel suono sulle basse frequenze?

Antony King: parli del Fusion di Solid State Logic e della Alan Smart C1. Sì, sono due macchine che uso molto volentieri. Il Fusion in particolare aggiunge un po’ di compressione e una saturazione leggerissima che arricchisce molto il sound. Puoi selezionare la frequenza su quale intervenire ed è molto comodo proprio per caratterizzare la parte bassa. Invece il C1, al momento, non è utilizzato. L’avevamo utilizzato durante le prove ma quando abbiamo riportato tutto sull’impianto qui nello stadio ho preferito bypassarlo. C’è poi un Tube Tech CL1B, un compressore, usato sul basso elettrico che mi piace particolarmente e anch’esso ha un suo ruolo definito.

ZioGiorgio.it: sempre sul Fusion c’è una sorta di controllo della spazializzazione, la stai usando?

Antony King: sì, ci sono i controlli “space” e “width” che trovo molto utili e “divertenti” da usare. Mi piace intervenire su questi parametri, puoi migliorare l’immagina spaziale quando serve.

ZioGiorgio.it: vedo poi il Manley VoxBox che se non ricordo male usi spesso nei tuoi show per la voce.

Antony King: esatto, un outboard quasi irrinunciabile per me. Mi piace avere i controlli fisici e diretti sulla voce e anche su Cesare funziona bene.

ZioGiorgio.it: sei uno di quelli a cui piace cambiare i parametri degli outboard durante lo show?

Antony King: io gioco molto con l’outboard. Come sempre dipende dalla situazione e dalla serata, a volte non ne sento la necessità, ma li ho e li uso. Ad ogni modo mi piace avere alternative e provare i vari outboard diversi sugli strumenti, non è detto che poi li andrò ad utilizzare e non è detto che le mie scelte siano sempre le stesse. Mi piace avere tante opzioni, già in fase di prove.
Alcune volte trovi soluzioni che funzionano e altre no, è importante capire subito quale direzione scegliere e andare avanti.

ZioGiorgio.it: parliamo di limitazioni in fatto di volume. Rafa (Stefani, assistente FoH) ci ricorda che oggi c’è da stare dentro i 99 dB, credi possano bastare?

Antony King: direi di sì, anche perché ci sono parti del concerto solamente con voce e piano che abbassano la media generale; quindi, significa che in certe parti potrò sforare un pochino e concedere al pubblico qualche “heavy moment”. In questo senso però poter “giocare” col low end come ti spiegavo prima è molto importante, puoi comunque rendere il mix coinvolgente senza per questo sforare col volume.

ZioGiorgio.it: ultima domanda. Per conformazione del palco Cesare canterà per gran parte del concerto davanti all’impianto. Questo ti crea problemi?

Antony King: beh, c’è da prestare molta attenzione a questo aspetto e in certi casi è inevitabile “sporcare” un po’ il suono, soprattutto in un paio di pezzi con molto “tiro” (“Lost in week end” e “Ciao” per esempio). Il PA è fatto molto bene e sulla voce ho il NEVE 5045 che uso come fosse un Gate molto leggero e che aiuta molto nella gestione del feedback.
Si può certamente mediare anche con questo aspetto e non credo che debba diventare un reale problema, il fine è sempre quello di trovare il giusto coinvolgimento del pubblico…

Passiamo ora a Marco Monforte che, come dicevamo, ha avuto il compito di organizzare una squadra di professionisti di eccellenza.

ZioGiorgio.it: Marco, a questo giro ti vediamo in una veste diversa. Come prima evidenza hai deciso di non mixare ma di servire comunque l’Artista in altro modo. Come ti potresti definire?

Marco Monforte: sono un referente tecnico di Cesare Cremonini e, come tale, faccio direttamente riferimento a lui. Per farla semplice sono alle dipendenze dirette dal management e il mio compito é gestire gli aspetti tecnici relativi all’audio per Cesare. Ho seguito il progetto già durante la registrazione del disco e per il tour mi è stato chiesto espressamente di mettere insieme una squadra audio fatta di eccellenze, ai massimi livelli internazionali.

ZioGiorgio.it: quindi hai deciso che al banco era bene ci fosse qualcun altro e hai contattato Antony King. Perché questa scelta?

Marco Monforte: ho deciso di non mixare perché avevo bisogno di togliermi questa incombenza per avere una visione tecnica d’insieme che non fosse solo la gestione del mix, di fare il suono della cassa o del basso etc etc.
La scelta di Antony è molto semplice, e’ un professionista eccelso che é stato individuato e scelto come uomo giusto per questo tour.
Inoltre, avevamo voglia di rimetterci in discussione, di confrontarci con un professionista di grande esperienza con l’unico obbiettivo comune di far crescere il progetto.
Non ci crederai ma l’approccio è stato altrettanto semplice. Gli abbiamo scritto una mail chiedendogli di averlo con noi in questo tour di Cesare Cremonini.
Fortuna ha voluto che Antony avesse qualche slot libero questa estate e, dopo aver fatto alcune ricerche su chi fossimo, ha deciso di accettare.
Anzi, inizialmente si è sorpreso che proprio io avessi preso contatto con lui chiedendogli di ricoprire quello che, di fatto, avrebbe potuto essere il mio posto…

ZioGiorgio.it: la domanda è scontata e sono certo che te l’aspettavi. Non avevamo in Italia dei fonici altrettanto bravi?

Marco Monforte: l’obbiettivo dell’artista e del suo management era che tutto ciò che fosse legato all’audio venisse portato ad un livello superiore.
Quali altre scelte avremmo potuto fare se non ingaggiare quelli che sono ad oggi tra i professionisti più apprezzati e stimati a livello mondiale?
Perché non dimentichiamo che il PA è gestito da Maxime Menelec, un altro personaggio con un orecchio sopraffino e un curriculum molto importante.
Avremmo anche potuto assemblare una squadra fatta di tanti colleghi assolutamente talentosi, capaci e validissimi, ma cosa avremmo potuto offrire di diverso da ciò che abbiamo già fatto in passato?
Io da questa esperienza mi aspetto di crescere e che tutti possano imparare qualcosa di nuovo, abbiamo tutti la possibilità di osservare da vicino come lavora un personaggio di questo calibro, come si pone di fronte al proprio lavoro, alle scelte che prende (condivisibili o meno), al dialogo con la produzione e con i vari fornitori, quali ritmi di lavoro tiene e come gestisce tecnicamente lo spettacolo.

Marco Monforte al desk FoH insieme ad Antony King.

ZioGiorgio.it: sono altrettanto sicuro che in tanti si chiederanno quanto costa avere Mr. King al mixer, quindi anticipo la domanda dei lettori e la giro a te.

Marco Monforte: la risposta è ovvia, costa tanto. Stiamo parlando di un fonico che quando non mixa i Depeche Mode, mixa per i Foo Fighters, The Cure, Nine Inch Nils e tante altre band dal successo planetario. Il suo compenso, come e’ normale che sia, va di conseguenza…
Però credo onestamente che non debba essere questo il punto focale della discussione. Ripeto, Antony e Maxime rappresentano un valore aggiunto per questo team di lavoro, uno spunto di riflessione, una voglia da parte di tutti noi di fare meglio! Il nostro unico scopo é quello di fare crescere il live di Cesare Cremonini.

ZioGiorgio.it: cosa ti ha stupito o sorpreso di più nel lavorare day by day con Antony? Che differenze trovi rispetto al nostro modo di lavorare?

Marco Monforte: come prima cosa la tranquillità! Riesce a trasmetterti fiducia totale in qualsiasi momento, credo che la sua sia una dote umana ancor prima che professionale.
In secondo luogo, la velocità con la quale è in grado di operare delle scelte, “questo funziona o questo non funziona”, senza sprecare un secondo in più nel tornare sui suoi passi.
E poi chiaramente, aspetto non certo secondario, per come centra e per come fa suonare i suoi mix. C’è un coinvolgimento importante, moltissima dinamica, un mix sempre vivo, molto “mosso” e “sentito”, unitamente ad un low end potentissimo. E’ un mix molto diverso dai nostri soliti standard di ascolto; inutile girarci intorno, qui da noi in Italia non ho mai avuto l’occasione di sentire nessuno che esprimesse questo tipo di sound.
Aggiungo una cosa e te lo dico da fonico con un pochino di esperienza. Quando sei con un palco e una passerella del genere con un ponte mobile perennemente davanti al PA e un artista che canta indossando un archetto in uno stadio strapieno come questo di oggi (Franchi di Firenze), o l’Olimpico a Roma o a San Siro, nel momento in cui parte lo show stai (perdonami il francesismo) col culo strizzato, ti tieni stretto il mix che hai tra le mani e lo difendi a denti stretti.
Antony sembra essere totalmente immune a tutte queste pressioni, lui continua a lavorare sul balance in maniera molto dinamica e decisa colorando il suono come e quando sente che va fatto senza nessun timore, come se nulla fosse. Ha una sicurezza datagli da centinaia di show mixati in queste “grosse” configurazioni di PA da stadi.
Per lui gestire venue grandi decine di migliaia di persone é ordinaria amministrazione. Quello che per lui é all’ordine del giorno qui da noi lo si fa per una, cinque o forse quindici volte l’anno!

ZioGiorgio.it: non c’è solo Antony o Maxime, ma anche tutto il resto della squadra fatta di tanti volti noti. Si sono integrati bene in questo “progetto”?

Marco Monforte: certo, stiamo sempre parlando di colleghi che conosco molto bene e con i quali lavoro da tempo, professionisti indiscussi, a cominciare da Enrico Belli sul palco, Ivan Omiciuolo alla gestione RF e tutti i bravissimi Backliners e PA man coinvolti. Tutti abbiamo spinto fortemente nella stessa direzione e tutti hanno abbracciato lo spirito di questa sfida…
A tutti loro sono personalmente grato, specialmente a Stevan Martinovic per la sua dedizione al progetto e il suo costante supporto.

ZioGiorgio.it: parliamo delle scelte tecniche, chi e come ha scelto il set up?

Marco Monforte: abbiamo cercato di accontentare in tutto e per tutto le esigenze dei fonici, Antony in primis, che ha un suo set up ormai standard con la SSL in sala e i suoi outboard ed Enrico che ha preferito invece lavorare con la DiGiCo SD7. Non ti nego che avendo al timone questi personaggi anche i fornitori ci hanno dato una particolare attenzione rispetto al solito, quantomeno non si sono limitati a proporre e fornire le solite soluzioni tecniche che usano da anni.
Tutti hanno dato il 110 per cento per questo progetto e voglio ringraziarli.

ZioGiorgio.it: Marco, durante lo show ti abbiamo visto mettere un dito su un solo fader, la voce giusto?

Marco Monforte: è stata una richiesta fatta da Antony stesso così da avere un aiuto in più sulla voce e piazzarla velocemente nel mix per rendere le parole più intellegibili nei momenti chiave, non conoscendo lui la lingua italiana…

da sx: Alizee Tricart e Maxime Menelec

Con Maxime Menelec andiamo invece ad analizzare nel dettaglio il PA e le sue caratteristiche.

ZioGiorgio.it: ciao Maxim, raccontaci il tuo lavoro nel tour di Cesare Cremonini.

Maxime Menelec: Marco Monforte e Wolfango De Amicis (Agorà) mi hanno chiesto se potessi far parete del team così da accogliere al meglio Antony e dopo qualche confronto con lo stesso Antony e Marco siamo giunti alla conclusione che questo set up del PA potesse essere il più indicato.
Per la verità è un set up col quale lavoro spesso, quasi uno standard per me, ed è composto dai cluster main di K1 e un cluster di KS 28 posto immediatamente dietro in end fire.
Ti faccio notare che il mio main è comunque full range. In aggiunta a questo abbiamo un aiuto sul floor fatto con dei V-Dosc, un diffusore che Antony ama molto e che il service Agorà ha in grande quantità… Anche per i delay nulla di diverso da solito, ne utilizziamo in numero diverso a seconda della location.

ZioGiorgio.it: spiegaci meglio la configurazione dei KS28 dietro al main, come li hai trattati?

Maxime Menelec: in realtà questo cluster non ha nessun tipo di processamento per creare l’end fire o meglio, è la distanza stessa con i cluster del K1 posti anteriormente che crea di fatto una cancellazione posteriore, tutto molto semplice…

ZioGiorgio.it: parlaci dei sub a terra girati verso gli spalti. Qui al Franchi non avevamo mai visto una configurazione del genere.

Un cluster di sub che “guarda” verso gli spalti.

Maxime Menelec: sono sempre dei KS28 che ho posizionato rivolti verso le “balconate” (tribune) proprio per servire con la giusta pressione di basse frequenze quelle zone dove c’è comunque tanto pubblico. Il main è molto direttivo e potente anche sulla gamma bassa, per questo non si rendeva necessario un rinforzo eccessivo per il prato, nella zona antistante al palco, ma piuttosto per le zone laterali.

ZioGiorgio.it: cosa puoi dirci della distribuzione del segnale e della gestione del PA.

Maxime Menelec: abbiamo una configurazione tutta basata su AVB e la gestione è affidata ad un processore P1 di L-Acoustics che riceve i segnali direttamente dalla console SSL di FoH e li ritrasmette, sempre tramite AVB, ai vari finali.
È prevista una ridondanza completa, primaria e secondaria per il main e per i delay.

ZioGiorgio.it: Maxime, alla fine scopriamo che usi pochissimo processamento, nessun arco creato elettronicamente, un main praticamente full range. Tutto molto semplice! Quindi qual è il segreto?

Maxime Menelec: (sorride ndr). Per me la cosa più importante è senza dubbio la fase e il giusto allineamento del sistema e sono convinto che meno interventi fai e più mantieni le cose semplici e meglio funziona il tutto! Detto ciò, l’atro mio “segreto” è il team con cui lavoro da anni, collaboratori irrinunciabili come Alizee Tricart che lavora con me da ormai dieci anni e monitora sempre tutto con precisione, Carlos, Danilo e tutto il resto della squadra.

ZioGiorgio.it: qual è il tuo punto zero per l’allineamento del main?

Maxime Menelec: il punto zero qui a Firenze è calcolato sui V-Dosc posti frontalmente.

Rafa Stefani ci spiega invece tutto il sistema di ridondanza e l’outboard in F.o.H.

L’outboard in FoH di Antony.

ZioGiorgio.it: ciao Rafa, a te come prima cosa dobbiamo chiedere di spiegarci come è gestita la ridondanza tra le due console SSL.

Rafa Stefani: la mente dietro a questa “diavoleria” è Stevan Martinovic che non è qui con noi in tour ma ha seguito la fase di installazione. Partiamo da presupposto che le SSL non prevedono un sistema di ridondanza quindi è stato usato un sistema per aggirare il problema. Le due console in FoH ricevono i segnali dal concentrator, sul palco insieme agli splitter, le due fibre sono collegate alla console main e spare a loro volta cloccate da un generatore Antelope. Per condividere l’hardware collegato al mixing c’è un sistema con una matrice della RME. Attraverso un comando manuale “inganniamo” la matrice facendo perdere il segnale principale e switchando sul secondario qualora ci fosse un problema. Il passaggio è di fatto impercettibile.
Non potendo fare il mirroring su SSL, entrambe le macchine ricevono l’SMTPE per le automazioni e il cambio snapshot e, prima di ogni spettacolo, carichiamo lo show della macchina principale con le modifiche fatte da Antony sulla secondaria in modo che sia pronta.

ZioGiorgio: c’è qualche outboard che hai visto utilizzare in maniera interessante?

Rafa Stefani: Antony ha un approccio abbastanza classico. Come in parte ti ha già detto utilizza i due Voxbox della Manley sulla voce principale (il main che è un SM58 e sull’headset). C’è un TG1 Limiter in parallelo sulla batteria allineato al campione, perciò in fase perfetta, un Manley Elop sulle chitarre acustiche e poi il Neve 5045 che utilizza come se fosse un Gate molto leggero sulla voce principale per abbassare i rientri quando Cesare non canta.

ZioGiorgio: c’è anche il DiGiGrid se non erro, lo usate?

Rafa Stefani: c’è sia DiGiGrid che UAD via Madi condivise dalle due macchine attraverso un router RME. Antony usa un po’ di tutto, sceglie di volta in volta in base a ciò che gli serve…

Chiudiamo con Enrico Belli che ci spiega il mondo monitoring del tour di Cesare Cremonini.

da sx: Enrico Belli, Fabio Cerretti e Ivan Omiciulo.

ZioGiorgio.it: bentrovato Enrico, raccontaci il tuo ruolo qui

Enrico Belli: mi occupo dei monitor ed è la mia prima collaborazione con Cesare. Sono stato coinvolto da Marco in questa avventura e sono molto contento, con una squadra esperta e di livello.

ZioGiorgio.it: cosa utilizzi?

Enrico Belli: gestisco il tutto con un DiGiCo Quantum SD7 che è un sempre una garanzia.
Per Cesare abbiamo un sistema in-ear Wisycom a cui l’artista è affezionato da tempo mentre il resto della band impiega sistemi Sennheiser.
Abbiamo avuto poi qualche richiesta particolare con Antony, che ha voluto microfoni a nastro Beyerdynamic su alcuni strumenti, ma comunque nulla che non fosse gestibile.
Utilizziamo poi i ricevitori Shure UR4, piuttosto che Axient più per un discorso di effetto prossimità.
Per certi aspetti sembra quasi un passo indietro, però di fatto abbiamo assecondato e rispettato la richiesta.
Infine, abbiamo messo un Massenburg sulla catena della voce, l’Eventide che gli dà un supporto quando canta in basso, con un effetto pitch che gli restituisce un po di basse aggiuntive e lo apro a mano quando è necessario.
Cesare è tutto analogico, diciamo. Un Lexicon 960 per la voce sua, riverbero del pianoforte, batteria e cori e poco altro.

Prima di fermarci e goderci il concerti, anche Ivan Omiciulo, RF Manager, ci racconta qualche cosa del suo lavoro.

Ivan Omiciulo: sostanzialmente è tutto abbastanza standard e le macchine utilizzata te le ha elencate Enrico. Per quel che riguarda il mondi IEM invece abbiamo sostanzialmente tutti Sennheiser SR 2050 IEM mentre il Wisycom per Cesare, con spare ed uno per Enrico. In totale siamo a circa una trentina di canali compresi spare e back up.
La mia unica preoccupazione, se così vogliamo dire, è relativa al posizionamento delle antenne, dovute alla lunga passerella dove Cesare canta per la grande maggioranza dello show, unitamente a quello che chiamiamo “elicottero” che allunga ancora la distanza per un totale di quasi sessanta metri dalle antenne. Sto usando le Shure HA8091 che ho cercato di posizionare bene e, solo per il suo microfono, con la massima potenza di esercizio così da evitare qualsiasi sgancio…

Aldo Chiappini
ZioGiorgio Team

Vai alla barra degli strumenti