Business Insider: intervista a Marcus Graser, CEO di Claypaky

Claypaky è una delle eccellenze italiane del settore lighting per l’entertainment, con una storia per certi versi affascinante, nata da un vero e proprio pioniere, Pasquale Quadri, che ha sempre scommesso sull’innovazione tecnologica sin dai suoi esordi nel mondo dell’imprenditoria. Ci piace pensare sia stato un percorso nato per caso, quando a cavallo degli anni ’70, mentre animava i club della bergamasca con la sua band, Pasquale cominciò a sperimentare nuove soluzioni per illuminare in modo originale e di effetto le proprie esibizioni. E da li, in un attimo si trovò nel 1976 a fondare Clay Paky, ad animare le discoteche più esclusive con Astrodisco e Astroraggi, l’invenzione dello scanner, le teste mobili, il beam, le sorgenti laser e…
Il resto della storia recente la conoscete benissimo, con la scomparsa di Pasquale Quadri, il passaggio sotto la grande ala di OSRAM e più recentemente l’acquisizione da parte di ARRI.

Negli ultimi anni il ruolo di CEO e General Manager di Claypaky è stato ricoperto da Marcus Graser, che ho avuto modo di incontrare la prima volta nel 2019 a pochi mesi dalla sua nomina, durante un’edizione dell’Eurovision Song Contest.

Se negli ultimi sei anni, pandemia inclusa, l’azienda bergamasca non ha mai perso la sua identità fatta di innovazione, investimenti e successi, è anche merito di Marcus, che ha saputo cogliere e mantenere il DNA dell’azienda, guidandola verso nuove sfide e nuove crescite.

A poca distanza dal completamento dell’acquisizione da parte di ARRI, spinti da una più che legittima curiosità a nome anche di tutti i nostri lettori, abbiamo ottenuto un utile ed interessante confronto con Marcus, che ci racconta attraverso un’intervista quali saranno i passi futuri di Claypaky.
Buona lettura!

LSJ: Marcus, la storia di Claypaky negli ultimi anni ha vissuto cambiamenti importanti. Oggi la proprietà è di ARRI, un’altra azienda con una storia radicata nel settore ma tu eri già presente nell’esperienza precedente. Quali nuove sfide ti hanno spinto a rimanere alla guida dell’azienda?

Marcus Graser: è sempre una bellissima sfida accompagnare dalla posizione di management il cambiamento di proprietà di un’azienda. Devo dire che Arri ha reso questo compito abbastanza facile, perché si è trattato di un processo molto trasparente e pianificato; ci hanno lasciato e ci lasciano una grande libertà e indipendenza operativa, pur all’interno di un processo strutturato di integrazione.

LSJ: come hai vissuto personalmente l’ultimo cambiamento e cosa credi sia cambiato con l’ultimo passaggio di proprietà?

Marcus Graser: innanzitutto dobbiamo ringraziare e riconoscere come Osram abbia sostenuto tantissimo Claypaky anche durante il periodo covid, investendo di continuo nell’azienda.
Detto ciò, crediamo che ARRI sia più vicina al nostro mercato, un mercato di nicchia che e fa prodotti anche per l’end user. Osram aveva il 90% del business nella componentistica, che è un mercato molto differente da quello di un sistema integrato come il nostro.
Inoltre, ARRI non è una azienda quotata in borsa. E’ una azienda privata con dietro una famiglia, il cui principale rappresentante è tra l’altro nipote di uno dei fondatori. ARRI può avere una visione a medio e lungo termine, diversamente da una azienda quotata in borsa che deve portare risultati anche a breve termine. ARRI non ci ha obbligato a seguire tante regole, c’è meno burocrazia rispetto a prima.
Ad un anno dall’acquisizione possiamo affermare con certezza che abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi, sia quello finanziario che quello di integrazione e di collaborazione. Facciamo parte di un gruppo solido e vogliamo integrarci anche a livello di R&D con lo sviluppo congiunto di prodotti per il settore broadcasting e cinematografico.

LSJ: noi abbiamo vissuto tutta l’ascesa verso il successo di Claypaky, praticamente dagli inizi. Ad oggi però, rispetto a qualche anno fa, sono molte le aziende altrettanto agguerrite nel settore del Lighting professionale capaci di innovare con prodotti interessanti ed originali. Come si fa in un contesto come questo a rimanere ai vertici del mercato?

Marcus Graser: noi seguiamo da sempre una strategia di innovazione e di diversificazione. Tutto quello che facciamo segue delle caratteristiche ben definite di qualità, design e performance in linea con il nostro mercato professionale. Per noi innovazione è innanzitutto creare nuove soluzioni di illuminazione, come abbiamo fatto per primi al mondo con i proiettori a sorgente laser. Ma è anche creare dei nuovi tools digitali e delle piattaforme per i nostri clienti, che li supportino nel risolvere i problemi quotidiani, ad esempio per ordinare spare parts o per eseguire la manutenzione dei prodotti; sono piccole attenzioni che permettono di ottimizzare il lavoro dei clienti, facendo risparmiare loro tempo e denaro. Partecipare a così tante fiere di settore ci serve anche per capire queste esigenze e servirle nel modo migliore.
Infine, innovazione significa anche “come” facciamo le cose: ad esempio noi investiamo molto nelle più moderne metodologie e tecnologie di produzione. A livello di sostenibilità siamo stati i primi a introdurre un particolare processo per misurare l’emissione dei gas serra, con l’obiettivo di ottenere la carbon neutrality. Il nostro cammino verso un futuro green è testimoniato anche dal raggiungimento della certificazione ISO 14064-1:2018 per il secondo anno consecutivo.

LSJ: scostiamoci leggermente, per quanto possibile, da Claypaky. Come vedi ad oggi il mondo del lighting professionale. Come credi potrà evolvere nel prossimo futuro e verso quali scenari tecnologici?

Marcus Graser: nel presente e nel futuro le tecnologie LED e Laser saranno coesistenti perché sono tecnologie che servono per scopi diversi e complementari. La lampada a scarica ha ancora un piccolo ma significativo mercato, tuttavia riteniamo che nel giro di qualche anno sarà interamente soppiantata dalle altre tecnologie.
Nel contempo, assumono sempre maggiore importanza i temi della digitalizzazione, protocolli digitali e tecnologie in cloud.
A livello di mercato, negli ultimi 10 anni ci sono stati molti cambiamenti. Innanzitutto ci sono molti più player, soprattutto di derivazione cinese. Noi siamo ancora profondamente convinti del nostro Made in Italy, perché pensiamo che la R&D insieme con la produzione possano creare veramente un prodotto migliore, innovativo e con un significativo valore aggiunto.
Parlando in generale, sono confidente che il nostro settore continuerà a crescere perché il fascino di un evento live è sempre intramontabile, anche in un mondo di social network e realtà virtuale.

LSJ: tornando a Claypaky, quali potranno essere le prossime “sfide” e strategie future?

Marcus Graser: le sfide principali rimangono comunque quelle che provengono dal mercato, rispondere alle esigenze dei clienti a livello di prodotti e di servizi; rimanere sempre innovativi e competitivi. Per eccellere in questi campi abbiamo avviato da tempo delle consultazioni e dei brainstorming interni per valutare in quali parti dei processi aziendali si possa intervenire, collaborando meglio e di più.

Info: claypaky.it

Walter Lutzu
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